la redazione

  
Sito web realizzato senza 
scopo di lucro da giornalisti 
professionisti
 
Per comunicare con noi scrivi a:


Diritto di replica

Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Processo Ortomercato, il boss della 'ndrangheta assunto come apprendista

Nel 2003 Salvatore Morabito ha bisogno di lavorare. Così chiede a  Veneruso. Nel 2006  torna a Milano, dove viene assunto dal Consorzio Europa. Risulta dipendente, ma ha lo stesso potere dei soci

In cerca di lavoro


Salvatore Morabito arriva a Milano nel 2003. Grazie alla mediazione di Mariano Veneruso, trova un impiego come fattorino in una cooperativa di via Imbonati riconducibile a Mario La Penna.

Nell'ottobre del 2003 Morabito viene arrestato su ordine della  Procura di Reggio Calabria. Si tratta dell'operazione Ciaramella che coinvolge anche Veneruso

Nel 2006, dopo la scarcerazione, Morabito ritorna a Milano e inizia a lavorare con Mariano Venersuo e Antonio Paolo nel Consorzio Europa. Assunto come semplice impiegato, in realtà il boss ha un ruolo decisionale, tanto da interessarsi dei bonifici effettuati alle imprese subappaltatrici

Milano, 26 novembre 2009 -
“Salvatore Morabito? Lo abbiamo assunto come apprendista”. Sembra uno scherzo e invece Mariano Veneruso (nella foto) non scherza affatto. Non potrebbe farlo. Sta rispondendo alle domande del pm al processo Ortomercato che lo vede imputato per associazione per delinquere. Eppure la circostanza appare grottesca. Uno dei più agguerriti narcotrafficanti della ‘ndrangheta che si mette a fare il praticante in un’azienda di logistica. Veramente difficile da credere. “Ma lui mi disse che aveva pagato il suo conto con la giustizia e voleva ricominciare”. Ma non giù ad Africo, bensì qui a Milano. “Perché – prosegue l’imprenditore napoletano – sua moglie non voleva tornare in Calabria”. All’epoca, il boss ha l’obbligo di dimora nel comune di residenza e solo un lavoro potrebbe permettergli di vivere al nord. “Per questo Alberto Chillà mi chiese se potevo darmi da fare – racconta Veneruso - , io però, all’epoca, facevo lavori da donna, ovvero mi occupavo di buste per le edicole”. Ci pensa quindi Mario La Penna, detto Mariolino, amico d’infanzia di Veneruso, che al boss trova un impiego per una cooperativa in via Imbonati. Morabito, però, non farà nemmeno un giorno di lavoro, perché un mandato d’arresto firmato dalla Dda di Reggio Calabria lo porta in carcere.

Quando zu Turi, soprannome di Morabito, torna libero, cosa fa? Sale subito a Milano. Qui trova una situazione molto più favorevole. All’epoca, infatti, Veneruso è a capo del Consorzio Europa 2004 assieme ad Antonio Paolo. “Morabito voleva lavorare sul serio, però, non aveva ancora le competenze”. Pare, dunque, che il boss abbia un ruolo inferiore rispetto a Veneruso e Paolo. Così  risulta almeno dallo stipendio. “Io e Paolo – dice Veneruso – prendavamo 12.000 euro al mese, Morabito 2.500, più 1.500 in nero per i rimborsi spesa”. Certo suona strano all’orecchio di un profano che “un apprendista” si interessi dei bonifici fatti a un’impresa subappaltatrice del Consorzio Europa. Questo sottolinea il pm Laura Barbaini. Ancora più singolare il fatto che quella società sia la Job Service il cui amministratore è Gianni Falzea, parente dello stesso Morabito. Eppure, Veneruso lo ha ribadito più volte. “Per me quel Salvatore Morabito era un Mario Rossi qualsiasi”. Certo sapeva che “i Morabito in Calabria sono una potenza”, ma da lì a pensare certe cose.

Una versione che pare confutata da un’intercettazione ambientale tra Veneruso e la sua fidanzata russa. Le parole, lette in aula dal pm, appaiono qualcosa di più di un sospetto. “Che ti devo dire – racconta Veneruso ad Olga - zio Turi ci tiene alle ragazze, ma lui è uno serio, perché ti dico io non l’ho mai visto al night scherzare con qualcuna”. Olga lo fissa e annuisce. “Turi è un uomo di rispetto e ti dico la verità, fa anche paura, quando dice una cosa, quella è, inutile mettersi a piangere. Ma devi vedere come se lo cercano tutti quanti e tutti che gli danno del voi, che se lo prendono per mano, <compare Turi si può avere l’onore di avervi al tavolo>”. La ragazza si accende una sigaretta, subito imitata dal napoletano. “Per dirti di zio Turi, ti ricordi Carmelo, il poliziotto che veniva al Night? Una volta è andato da Turi a chiedere chi eravamo io e un altro tipo. Voleva mettere paura. Turi l’ha guardato e poi gli ha detto. <A quei due là tu fai finta di non averli visti perché quei due sono miei fratelli e quindi se vi viene in mente qualche stronzata, tu o qualche amico tuo non vi azzardate>. Ma lo sai che quello poi è venuto da noi e ci ha chiesto scusa, noi non sapevamo neanche il perché”. (dm)