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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Inchiesta Cerberus, il testimone minacciato da Toto u'cainu: "Al processo devi ritrattare le accuse"

L'imprenditore Simone Bicocchi testimone dell'accusa raccontò a un maresciallo delle minacce subite. Poi in aula ritratta: "E' stato Antonio Perre? Forse, no, non credo..."

Chi è?


Antonio Perre, detto Totò u'cainu, è nato a Locri il 13 settembre 1984. Figlio di Francesco Perre (1956) e Serafina Papalia (1962) è cugino acquisito di Salvatore Barbaro da parte di madre

E' il titolare della ditta Iperscavi di Antonio Perre con sede in via De Gasperi a Platì (Rc)

Il suo nome compare più volte nell'inchiesta Cerberus dove viene definito "factotum" di Salvatore Barbaro e addetto al recupero dei crediti per conto del clan

Scrivono gli inquirenti nell'informativa: "Forte del vincolo di parentela con il platiota, assorto ai vertici della consorteria criminale Barbaro-Papalia,  Antonio Perre si è costantemente giovato del controllo del territorio assicurato dalla ‘ndrina, al fine di trarre ingiusti profitti con i quali finanziare l’attività economica riconducibile al medesimo"
29 ottobre 2009 - Nelle udienze del processo Cerberus, quello sul movimento terra a Buccinasco,  spuntano nuove rivelazioni sulla rete della famiglia Barbaro, guidata da Mico l'Australiano e dai figli Salvatore (nella foto) e Rosario, accusati di associazione mafiosa. Si parla di testimoni minacciati, intimidazioni e ritorsioni nei mesi che seguirono gli arresti. Al banco dei testimoni c'è Simone Bicocchi, 37 anni, socio e amministratore della Green System srl di Cusago, la società che si occupava della gestione del verde a Buccinasco. Dietro di lui, sospettano gli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Alessandra Dolci, gli interessi mafiosi della cosca Barbaro-Papalia. Biocchi ascoltato dalla Corte racconta degli appalti ottenuti a Buccinasco, ma ciò che colpisce è quello che l'imprenditore non dice. Il suo nome infatti compare nell'atto d'accusa che ha portato nel luglio 2008 agli arresti del clan Barbaro. Proprio per questo, secondo la ricostruzione del pm Dolci, Bicocchi sarebbe stato minacciato. Anzi è lui stesso a raccontarlo in un concitato incontro con il maresciallo Alessio Marra del Gico della Guardia di Finanza. 

Sono circa le 23 del 4 novembre del 2008 e il maresciallo dopo la conversazione compila una "scheda di servizio". Il finanziere racconta di essere stato contattato da Bicocchi agitato e sconvolto. E' lo stesso imprenditore a spiegare i motivi di quell'agitazione: "Sono stato contattato da Antonio Perre, il cugino di Salvatore Barbaro. Mi ha fatto notare che il mio nome compariva nell'ordinanza di arresto, mi ha detto che io accusavo suo cugino, che però ora doveva uscire per stare con la famiglia. Così m'ha chiesto di ritrattare tutte le accuse al processo". Parole pesanti rilette nell'udienza di oggi alla Settima sezione penale del Tribunale di Milano dal pubblico ministero. Bicocchi al banco dei testimoni però rinnega quella conversazione, dice che lui, minacce non ne ha mai ricevute, tantomeno da Totò u'cainu, Antonio Perre, il factotum di Salvatore Barbaro: "Lo conosco, o meglio, so chi è ma non è vero che mi ha minacciato, è stata una semplice conversazione", parole strappate con il contagocce nell'aula dove - chiusi nella gabbia - Domenico, Rosario e Salvatore Barbaro tengono lo sguardo fisso sul testimone. Dopo una seconda lettura della nota di servizio il pm incalza di nuovo Bicocchi, che si chiude nel silenzio: "Ha subito o non ha subito minacce per ritrattare?", chiede il pubblico ministero. Ma dal banco non arrivano risposte. Un silenzio impossibile da rompere. (cg)