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Anna Canepa, la coordinatrice dell'antimafia per Lombardia e Liguria: "Battere le cosche? Mancano mezzi e volontà politica"

Il magistrato Anna Canepa, oggi alla Direzione nazionale antimafia, si racconta: dalle soddisfazioni da giovane magistrato, all'esperienza alla Procura di Genova, fino al  Caltagirone fino al ritorno (volontario) a Gela

La scheda


Anna Canepa è nata a Sanremo il 12 aprile 1959. Nominata magistrato nel 1987, dopo il tirocinio viene trasferita alla procura di Caltagirone. Dal 1992 torna a Genova, alla Direzione disstrettuale antimafia, dove rimane fino al 2001

È stata titolare anche dei procedimenti originati dagli scontri del G8. Nel 2009 torna, su sua richiesta, per dieci mesi in Sicilia, alla procura di Gela

Oggi è sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia, con il ruolo di analisi e coordinamento su Lombardia e Liguria
Milano, 26 febbraio 2010 – È una donna piccola e forte, Anna Canepa. Mentre descrive mafie e collusioni politiche, sorride. Parla del suo recente periodo volontario alla procura di Gela, come di “un lusso che mi sono potuta permettere grazie a una situazione familiare favorevole”. L'abbiamo intervistata a margine della presentazione del libro “Mafia export” di Francesco Forgione, organizzata all'università statale di Milano da Lapsus, un gruppo di studenti di storia.

L'anno scorso Anna Canepa ha scelto di tornare in Sicilia, per dieci mesi, a svolgere attività ordinaria: “Ma – aggiunge – anche una semplice udienza monocratica è di grande importanza, perché in quelle realtà se non dai la giustizia ordinaria il cittadino si rivolge alla mafia”. Tornare, perché Caltagirone era stata – nell'89, a 30 anni – la sua prima sede di lavoro. “Mi consideravo una deportata, ero terrorizzata. Ma è stata un'esperienza così positiva, pur con grandi difficoltà, che mi era rimasta nel cuore la voglia di rifarla”. E la recente esperienza non è stata meno gratificante: “avevi la sensazione – racconta – di essere effettivamente di aiuto a un ufficio che potrebbe funzionare bene, ma è in difficoltà per la mancanza di magistrati”.

Oggi invece è alla Direzione nazionale antimafia, il centro nazionale dell'attività giudiziaria contro la criminalità organizzata. “È il punto di arrivo di un'esperienza ventennale fatta nelle Direzioni distrettuali antimafia, sempre nel Nord”. Il suo compito specifico è l'attività di analisi e coordinamento su Lombardia e Liguria. Lei infatti è di Ventimiglia – “una realtà molto particolare” la definisce – e a Genova ha portato avanti diversi processi che hanno accertato la presenza nella regione di cosa nostra e 'ndrangheta: “La Liguria è più piccola, quindi anche economicamente meno rilevante della Lombardia, però è una realtà molto simile”.

Appare come una positiva eccezione femminile in un mondo che sembra composto soprattutto da uomini. “Ma il mio concorso – ricorda – è stato il primo in cui le donne furono più degli uomini, e per fortuna negli anni la magistratura si è andata progressivamente femminilizzando. Io in genere ho trovato un ambiente poco discriminatorio”. Anche se non sono mancate le difficoltà: “Quando eri giovane, donna, al Sud, e avevi a che fare con ufficiali di polizia giudiziaria maschi”. Oggi invece “i problemi possono essere nell'arrivare ai vertici della magistratura”.

Le sue risposte su come sconfiggere le mafie sono, giustamente, le stesse dei suoi colleghi maschi: “Ci vuole tantissimo impegno da parte di tutti, però a monte ci vuole una seria volontà politica. Quindi strumenti, mezzi, leggi adeguate. Perché – prosegue – abbiamo assistito a una sorta di rimozione collettiva del problema da parte dei governi, non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo”. E intanto “i capitali mafiosi si sono infiltrati in ogni struttura, come l'acqua”. (mdf)