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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Quarto Oggiaro, trent'anni al boss Mario Carvelli

Condannato il padrino per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Mano pesante della corte, contestate anche le minacce ai residenti e agli agenti del commissariato. In aula le urla contro i giudici: "Infami di merda"

Chi è?

 
Mario Carvelli è nato a Petilia Policastro in provincia di Crotone il 12 gennaio 1965. Residente in via Capuana, 3 a Quarto Oggiaro
 
Fratello di Angelo Carvelli, in carcere all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidio (suo figlio Francesco è stato ucciso nell'estate 2007 in un agguato), Mario Carvelli gestiva lo spaccio nel quartiere popolare insieme ad Anna Luciani classe 1946 originaria di San Severo (Foggia)
 
Viene arrestato per associaizone per delinquere finalizzata al traffico di droga una prima volta nel luglio 2007. Due giorni dopo, il gip milanese Centonze non convalida il fermo disposto dai poliziotti del commissariato di via Satta e Carvelli torna in libertà
 
Un anno dopo, il 25 giugno del 2008, il gip Guido Salvini firma l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Mario Carvelli e altre 23 persone, sempre per associaizone a delinquere finalizzata al traffico di droga. Gli arresti vengono eseguiti all'alba dalla squadra Mobile e dagli agenti del commissariato
 
Il 6 ottobre 2009 Mario Carvelli viene condannato a 30 anni dalla Sesta sezione penale del Tribunale di Milano
9 ottobre 2009 - Per raccontare cosa è stato, per decifrare l'impero di Mario Carvelli, bisogna partire dalla fine. Dalle urla di una donna, in piedi tra il pubblico della Sesta sezione penale del Tribunale, che alla lettura della sentenza che decreta 30 anni di carcere esplode: "Infami di
merda. Infami!". Gli insulti ai giudici sono gli stessi arrivati due anni prima ai poliziotti che durante il primo blitz (operazione Ciak) del luglio 2007 si portarono via lui e Anna Luciani. Dalle finestre del covo di via Capuana, 3, la gente rese onore al boss attaccando la polizia. La stessa gente che due giorni dopo alzò calici di spumante nei bar quando il gip Centonze ordinò la scarcerazione di Mario Carvelli. Fu lui, il giorno stesso, ad avvisare i giornalisti: "Sono Mario Carvelli, quello che avete chiamato il boss di Quarto Oggiaro. Eccomi, sono fuori. Visto?".

Durò poco. Un anno dopo, sempre con le medesime accuse, il padrino venne arrestato una seconda volta (operazione Ciak 2) dagli agenti del commissariato e da quelli della squadra Mobile. Le accuse, ricostruite con pazienza in aula dal pubblico ministero Claudio Gittardi, gli sono valse 30 anni di carcere. Una pena dura, superiore anche alle richieste dello stesso magistrato. Troppo gravi gli indizi emersi durante il processo, troppo vere le parole di chi in quei giorni descrisse l'organizzazione guidata dal clan Sabatino-Carvelli, con i toni di un film di guerra. Invece le intimidazioni, le minacce arrivate ai poliziotti del quartiere, le spedizioni punitive contro chi aveva osato collaborare con la polizia (due ex affiliati sono stati costretti a trasferirsi in una località segreta), sono risultate non solo vere, ma se possibile ancora più gravi, ancora più dure.

Carvelli gestiva una rete di spacciatori (molti anche minorenni, il che ha aggravato ulteriormente la pena) con metodi mafiosi (la sua famiglia è legata alla 'ndrangheta). Non solo, il quartiere era stato diviso in maniera scientifica tra la famiglia Carvelli e quella dei Tatone, in modo da evitare dissidi e gesti eclatanti che anni prima avevano reso Quarto Oggiaro il Bronx di Milano. Omicidi e sparatorie ordinate dagli uomini di Biagio "dentino" Crisafulli, oggi all'ergastolo ma dal carcere ancora vigile sulle attività del quartiere (nella sua cella fu scoperto un telefono cellulare).

Insieme a Mario Carvelli i giudici hanno condannato in primo grado a 19 anni Andrea Natale, a 11 anni Salvatore Napoletano, a 8 anni Sergio Testa, a 7 anni e mezzo Roberto Spinazzola, a 7 anni e un mese William Amato e a 7 anni Roberto Feliziani. Mentre il 3 luglio scorso in abbreviato erano state emesse quindici condanne fino a 16 anni per alcuni giovani pusher. Il giro di spaccio fruttava, secondo le stime, 800 mila euro al mese.

Per l'avvocato di Carvelli, Amedeo Rizza, la condanna è del tutto sproporzionata. Ecco cosa ha dichiarato il legale all'agenzia Ansa dopo la lettura del verdetto: "Dare 30 anni per uno spaccio da strada è fuori da ogni logica. Tutti gli operanti che sono venuti a testimoniare l’hanno definito uno spaccio da strada. In questo processo poi si è cambiato il collegio ben tre volte". (cg)