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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Milano come Palermo, carcassa di animale recapitata davanti alla casa di un noto imprenditore. Negli anni Ottanta era in affari con gli uomini di Cosa nostra

L'episodio risale al settembre scorso. Il nome della vittima compare nell'inchiesta Metallica. Alla base un'estorsione, mascherata da un debito non pagato. In passato l'imprenditore è stato socio del boss siciliano Ugo Martello

L'inchiesta

Il nome dell'imprenditore è contenuto nell'inchiesta metallica della Dia di Milano.

L'indagine si è conclusa nel 2008 con decine di arresti. Tra questi anche il capo del clan, Giuseppe Onorato nato a Reggio Calabria il 9 aprile 1937.

Dalle carte del pm risultano diverse estorsioni a imprenditori del nord. Tra questi  anche quella a  L.M, originario di Canosa di Puglia, negli anni Ottanta in affari con uomini di Cosa nostra.

Secondo gli investigatori dietro all'intimidazioni ci sarebbe un debito di mezzo mlione di euro.
Oggi L.M. ha interssi in diverse importanti societa di Milano

12 novembre 2009 -
E’ proprio vero. Nella mafia si entra col sangue e si esce col sangue. A Palermo come a Milano. Tanto più che le differenze tra le due città si assottigliano giorno dopo giorno. E così capita che qui al nord, nella ex capitale morale d’Italia, si minacci, si spari, si uccida. Come a Palermo, forse più che a Palermo se è vero che negli ultimi due anni a Milano si sono registrati sei omicidi di mafia, tutti, inesorabilmente, precipitati nel silenzio.

Non sorprende dunque che nella città che nasconde le proprie colpevoli amnesie dietro al paravento dell’Expo, capiti che a L. M., imprenditore di successo, venga recapitata sotto casa una carcassa d’animale e subito dopo si ritrovi l’auto bucherellata dai proiettili. E’ successo lo scorso settembre, ma la notizia è stata subito blindata dalla Procura. Seconod quanto appreso da MilanoMafia.com, gli autori di quello che a tutti gli effetti è una avvertimento mafioso, sarebbero legati al clan di Giuseppe Onorato, il capobastone di via Porpora, arrestato un anno fa nell’ambito dell’operazione Metallica, la stessa inchiesta dove era coinvolto Giovanni Di Muro, l’imprenditore salernitano ucciso in via Rospigliosi il 5 novembre scorso.

Per capire il senso di quella minaccia, bisogna tornare agli anni Ottanta, quando, durante l’epoca d’oro di Cosa nostra sotto la Madonnina, L.M. si mette in affari con un tale Tanino, uomo d’onore della famiglia palermitana della Bolognetta, legata al mandamento di Porta Nuova. In realtà il boss non si chiama Tanino, ma Ugo Martello (nella foto la sua residenza attuale in via Nino Bixio 37) e dagli uffici di via Larga 13, in quel periodo, ricicla il denaro della mafia attraverso un complicato risiko societario. In quei grandi saloni all’ultimo piano, davanti allo sguardo consapevole della segretaria Gabriella Tasso, per anni, passa il gotha di Cosa nostra, da Tommaso Buscetta ai fratelli Bono, da Gaetano Badalamenti ai fratelli Fidanzati. E ancora Stefano Bontate, Gerlando Alberti, Vittorio Mangano, l’ex fattore di Silvio Berlusconi. Quelle di L.M. sono dunque conoscenze di rispetto che portano non pochi vantaggi. Ad esempio si può fare businness. Con Ugo Martello mette in piedi un’impresa di tessuti. La società dura, però, lo spazio di una stagione. E nel 1989 fallisce inghiottendosi un bel po’ di soldi, quelli di L.M., quelli di Martello, ma soprattutto quelli di altri soci che da quel momento diventano i creditori dell’imprenditore pugliese.

Torniamo, quindi, ad oggi e alle dichiarazioni del pentito Luigi Cicalese, killer legato a Pepè Onorato, ma anche al siciliano Guglielmo Fidanzati. Lui per anni ha frequenato il bar Ebony di via Poropora, quartier generale del clan. “Andiamo da L.M. per chidergli i soldi. Perché un pugliese ci dice che anni addietro gli aveva prestato mezzo miliardo e quindi ci chiede di andare a fare un recupero da questo imprenditore”. Il gruppo è composto da Fidanzati, Tonino Ausilio e Lorenzo Fornasini, figlioccio del boss latitante Gaetano Fidanzati. Prosegue Cicalese: “E insomma noi andiamo a spiegare tutta la pappardella. "Tu all’epoca ti sei fregato i soldi. Ecco noi siamo venuti a riscuotere, quindi datti una mossa”. La risposta dell’imprenditore, riportata dal pentito, è una confessione del suo passato. “Questo qua si risente – dice Cicalese – e racconta che all’epoca quando questo signore ha investito i soldi, il suo socio era Ugo Martello”. Ecco in sostanza la difesa di L.M. “Noi quei soldi li abbiamo investiti ma abbiamo avuto una perdita”. La risposta del gruppo del bar Ebony non ammette repliche. “Ditegli pure a Ugo Martello che i soldi sono i nostri e che siamo venuti a prenderli”.

Dell’affare, ovviamente, è informato anche Onorato “che lui ha parte sempre”, precisa Cicalese. La presenza di Ugo Martello fa, però, desistere Fidanzati. “Guarda – dice in sostanza Fidanzati – io sono amico di tutte e due e quindi mi ritiro”. Siamo nel 2007 e l’estorsione nei confronti di L.M. sfuma grazie all’aiuto dei siciliani e di Ugo Martello. La cosa, ovviamente, lascia l’amaro in bocca a Pepè Onorato che addirittura progetta l’omicidio di Tanino. Spiega Cicalese: “Qui si combatte con una spada a doppia lama: o uno ci sta e ti secca lui, oppure tu intuisci e lo vai a seccare”.

A distanza di due anni, però, lo sgarro non sembra affatto chiuso. Questo almeno fanno intuire quella carcassa di animale e quegli spari. Come si diceva: nella mafia si entra col sangue e si esce col sangue. Oggi, L.M., è un imprenditore di successo socio in diversi imprese con fatturati da decine di milioni di euro. Ma tutti i soldi del mondo non riescono a cancellare il passato. A Milano tornano così a cantare le pistole. E’ successo a settembre con L.M. si è ripetuto il 5 novembre con Di Muro, pure lui legato a quel milieu criminale. Particolare che però non segnerebbe la pista che porta ai killer. Secondo fonti investigative, Di Muro sarebbe stato ucciso per un debito da 50 mila euro non saldato. (dm)