la redazione

  
Sito web realizzato senza 
scopo di lucro da giornalisti 
professionisti
 
Per comunicare con noi scrivi a:


Diritto di replica

Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Buccinasco, il cromo inquina. Le cosche fanno affari

Rifiuti tossici nel terreno di viale Resistenza. Il boss in una lettera chiede il conto al Comune. E spunta un nuovo caso alla Barona

Chi è?

 
Rosario Barbaro è il fratello maggiore di Salvatore Barbaro finito nei guai dopo l'inchiesta Cerberus delle Fiamme gialle. Entrambi sono figli di Domenico Barbaro, Mico l'australiano.
 
Rosario Barbaro era titolare di un'azienda di movimento terra con sede in via Cadorna, 126 a Buccinasco.
 
Secondo l'antimafia i Barbaro e i Papalia sono le famiglie che controllano i vertici della 'ndrangheta a Milano

Sul sito dell’Istituto superiore di sanità si legge: «Il cromo esavalente o cromo VI è un pericolo per la salute umana». E ancora: «Il cromo può produrre vari effetti: danni al fegato e ai polmoni, alterazione del materiale genetico, cancro ai polmoni, morte». Ricordate il film Erin Brockovich con Julia Roberts, in cui una multinazionale è costretta a pagare milioni di dollari di risarcimento per aver avvelenato la falda con il cromo, provocando tumori e decessi? Bene, nel 2003 il cromo viene trovato in un terreno comunale di Buccinasco. L’area è quella di via Resistenza, un pratone di oltre 7 mila metri quadrati. Da allora è bloccata, in

attesa di bonifica. Recintata, ma non certo isolata, visto che attorno ci sono palazzi residenziali, supermercati, autosaloni. «Sul terreno di via Resistenza», scrivono i tecnici dall’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Lombardia), «sono stati individuati due focolai di contaminazione diffusa. Le specie chimiche identificate in concentrazione superiore ai valori soglia sono idrocarburi pesanti e cromo VI». Un mix di veleni che penetra nel terreno e finisce nella falda acquifera.
 
Chi li ha scaricati nel pratone di via Resistenza? L'allora sindaco di Buccinasco, Maurizio Carbonera, ha qualche sospetto. Appena ha la certezza che il terreno è inquinato, manda un esposto contro ignoti alla Procura di Milano. I magistrati tengono aperta l’inchiesta pochi mesi, ma poi archiviano. Resta senza risposte anche l’interrogazione parlamentare che alcuni deputati del centrosinistra rivolgono al ministro dell’Ambiente.

Dopo cinque anni, nel 2008, viene ritrovata una lettera che prova le responsabilità dell’inquinamento: la scrive al Comune Rosario Barbaro, il fratello maggiore di Salvatore Barbaro, boss della 'ndrangheta. La lettera è su carta intestata dell’impresa Barbaro Rosario, movimento terra, sede in via Cadorna 126, Buccinasco. È datata 8 maggio 2003, appena un mese e mezzo dopo le analisi dell’Arpa. È una richiesta di soldi: «Durante i mesi estivi dello scorso anno, la mia ditta ha cominciato a trasportare a discarica vari materiali di risulta e poi ha immesso nell’area di via Resistenza 5 centimetri di terra di coltivo». Dunque Barbaro Rosario pretende il pagamento di «26.339.000 euro, pari a 170 viaggi di camion». I viaggi sono avvenuti, ammette la lettera, nell’estate 2002, quindi prima della scoperta dell’inquinamento da cromo. È la prova che sono stati i Barbaro ad avvelenare l’area. Lo conferma anche la funzionaria comunale Gregoria Stano: «Barbaro ha lavorato in via Resistenza. Tutti lo sanno, ma nessuno parla o prende provvedimenti». Eppure tutto resta come prima: l’inchiesta giudiziaria è già stata frettolosamente archiviata.

Rosario Barbaro, del resto, non è nuovo a questo metodo. Già in passato ha avuto a che fare con la giustizia per fatti simili: nel settembre 2003 i vigili urbani avevano scoperto una discarica abusiva, inquinata soprattutto da amianto, in via Trecastelli, zona Barona, periferia sud di Milano, dentro il perimetro del Parco sud Milano, area strettamente vincolata. Il terreno era di proprietà della ditta Coci srl, con sede in via Ludovico il Moro. Titolare un certo Mario Ripepi, nato a Oppido Mamertina, provincia di Reggio Calabria, ma residente a Buccinasco. Sul posto era stato fermato un camion. Il conducente aveva detto di essere solo un operaio, ma pochi minuti dopo era intervenuto il titolare dell’impresa. L’impresa era la Mobar, il titolare era Rosario Barbaro. Sul verbale di polizia giudiziaria stilato in quell’occasione, un’osservazione inquietante: «L’episodio rilevato deve essere inquadrato in un piano sistematico e organizzato di realizzazione di una discarica abusiva». Il tutto aggravato perché realizzato dentro i confini di un parco. E perché gli investigatori sospettano i Barbaro «di voler così cambiare la destinazione d’uso dell’area». I rilevamenti successivi, infatti, provano che «i ripetuti scarichi e successivi livellamenti hanno prodotto un innalzamento del piano campagna, considerato dalla legge un manufatto». Lo stato originario dei luoghi è dunque risultato alterato. Non solo. I continui passaggi di camion hanno sbriciolato le piastre di amianto Eternit facendolo penetrare a fondo nel terreno. Il dato sta nelle analisi dell’Asl. Nel fascicolo processuale affidato al pm Paola Pirrotta è contenuto anche un album fotografico che non lascia adito a dubbi. Anche in questo caso, però, il pubblico ministero fa richiesta di archiviazione. Sembra la fotocopia del caso di via Resistenza. In realtà, Rosario Barbaro viene riconosciuto colpevole di aver creato una discarica abusiva, reato che però può essere estinto pagando un’ammenda. E, infatti, il 16 marzo 2004, lo studio legale Passarella, che difende Barbaro, invia al tribunale di Milano una domanda di oblazione. Il 25 maggio, lo stesso tribunale attesta il pagamento di 13 mila euro da parte di Rosario Barbaro. Il caso è chiuso. (dm)