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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



I fiancheggiatori milanesi di Nicchi e Fidanzati, Pino il cinese e il genero di Vittorio Mangano che incontrò Marcello Dell'Utri

Almeno tre i pentiti che fanno il nome di Giuseppe Porto ed Enrico Di Grusa, genero di Mangano. Sarebbero loro i fiancheggiatori dei superlatitanti arrestati ieri. Una rete di interessi affaristico-mafiosi

Gli incontri 

Ne parla il pentito Vincenzo La Piana. L'inchiesta risale al 1997 e parte da un traffico di droga gestito dal gotha di Cosa nostra e dall'allora latitante Enrico Di Grusa

Vincenzo La Piana, genero di Gerlando Alberti, detto u paccarè, racconta di tre incontri ai quali ha partecipato il senatore azzurro Marcello Dell'Utri. Il primo si svolge in un ristorante  del Corvetto. Oltre a Dell'Utri ci sono Di Grusa, La Piana e gli imprenditori messinesi Antonino Currò e Natale Sartori

Un altro incontro avviene in un capannone di Rozzano. Qui, dice La Piana, Dell'Utri viene coinvolto come finanziatore del traffico di droga. Lui, però, non sa a cosa serva quel denaro. L'accusa alla fine cadrà completamente


Milano, 6 dicembre 2009 -
Li hanno seguiti, filmati, fotografati. Giorno dopo giorno hanno cucito il filo dei loro rapporti. Hanno capito chi sentono, chi vedono, con chi parlano. Dopodiché hanno scavato nei loro affari e nei loro affari hanno intravisto busisness milionari condivisi con illustri uomini della ‘ndrangheta. Alla fine hanno scritto i loro nomi e cognomi in una delle tante informative che ieri hanno portato all’arresto del boss Gaetano Fidanzati. Fiancheggiatori milanesi di Giann Nicchi prima e di don Tanino Fidanzati poi. I più illustri, i più capaci. Interpreti, tra l’altro, e non è poco, dell’ultima stagione di Cosa nostra sotto la Madonnina. Indagati, ma ancora liberi. Sulla testa l’ombra di un arresto imminente. Uno è Giuseppe Porto (prima foto dall'alto), alias Pino il cinese, di Trabia (Palermo) classe ’54, ma residenza milanesissima nel cuore del quartiere Barona. L’altro, invece, è Enrico Di Grusa nato a Palermo nel 1967, anche lui con dimora meneghina in zona Città studi. Rispetto a Pino il cinese, Di Grusa si porta dietro una dote piuttosto pesante: è il marito di Loredana Mangano, la bella figlia di Vittorio Mangano, l’ex fattore di Silvio  Berlusconi.

Per arrivare a loro gli investigatori partono dalle dichiarazioni di alcuni pentiti. E’ il 24 marzo scorso quando durante il processo Addiopizzo, che vede alla sbarra il clan di Salvatore Lo Piccolo, prende la parola il collaboratore di giustizia Maurizio Spataro. “So che Enrico Di Grusa era in ottimi rapporti con
Nicchi mentre questo stava a Milano
”. Il genero di Mangano, secondo quel pentito, “Aveva la possibilità di vedere Nicchi e altre persone che stavano a Milano”. Chi, Spataro lo dice subito dopo. “Enrico Di Grusa l’ho incontrato all’Arenella prima che mi arrestassero. Era assieme allo zio Tanino Fidanzati. Di Grusa era sceso a Palermo da Milano proprio per incontrarlo”. Su queste relazioni particolari, in quello stesso giorno, parla anche Andrea Bonaccorso: “Girava voce che Nicchi era a Milano protetto da Enrico Di Grusa, il fratello di Alessandro”. Parole decisamente pesanti e che il 27 novembre scorso si sono tradotte in una condanna a 12 anni proprio per Alessandro Di Grusa (foto qui a fianco) accusato di aver dato appoggio alla latitanza milanese del picciutteddu Nicchi. La seconda conferma arriva, poi, da Fabio Manno, padrino pentito della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio. “So – dice – che Pino il cinese è molto vicino a Gianni Nicchi”. Chiude il cerchio dei sospetti l’annotazione della Squadra mobile di Milano. “Enrico Di Grusa risulta in affari, sicuramente di natura illecita, con il noto boss siciliano Guglielmo Fidanzati”. Lui, Guglielmo, dai modi rifiniti e dalle buone frequentazioni, è il figlio di Tanino Fidanzati.

Il genero di Mangano con Pino il cinese. I due vengono filmati il 27 ottobre 2007 nei pressi del benzinaio Esso di piazzale Corvetto. Non sono soli. Con loro c’è anche Gianni Falzea, cugino del boss della ‘ndrangheta Salvatore Morabito. Per gli investigatori è un’illuminazione. Capiscono, infatti, che il sistema delle cooperative protagonista oggi nel processo Ortomercato, può essere il vestito ideale per gli affari di Cosa nostra. Un’ipotesi che si fa certezza seguendo gli interessi di Giuseppe Porto. Lui, infatti, con le cooperative ci lavora fin dagli anni Novanta. Prima come presidente del consiglio d’amministrazione della Italgest, poi fino al febbraio 1994 dirigendo la New Coop Scarl, quindi seguendo come sindaco effetivo gli interessi della Co.Ge.Se Società cooperativa. Un filotto di interessi che lo porta a ricoprire la carica di presidente della Cgs società cooperativa, l’impresa che fa capo alle sorelle Mangano, delle quali, nel 2004, risulta semplice lavoratore. Oggi la Cgs si è trasformata in Cgs new group e ha spostato la sede da viale Ortles in via Romilli, stessa strada della prima residenza milanese di Gaetano Fidanzati. Probabilmente solo un caso.

Dal canto suo Enrico Di Grusa non risulta avere alcun tipo di lavoro. In realtà sarebbe socio occulto con Pino Porto di una cooperativa di facchinaggio nel cui assetto societario compare una persona che fino al 1998 fu consigliere della Full Time scarl, impresa che nel 1997 venne coinvolta in un’inchiesta di mafia e riciclaggio. Secondo l’accusa, fungeva da società cartiere per conto del consorzio Cisa, un colosso delle cooperative milanesi alla cui testa c’era e c’è tutt’ora Natale Sartori, messinese con ottime amicizie. In quell’inchiesta, Sartori, fu condannato per favoreggiamento e corruzione. L’accusa iniziale era di tutt’altro tenore: il pm Maurizio Romanelli, infatti, lo vedeva come il maggior imputato per il favoreggiamento della latitanza proprio di Enrico Di Grusa, all’epoca in affari con Sartori e grazie a lui in stretti rapporti con Marcello Dell’Utri.

Da Fidanzati a Dell’Utri, passando per Di Grusa e Mangano. Relazioni pericolose si diceva. Ne parlò già nel 1997 Vincenzo La Piana, genero di Gerlando Alberti, u Paccarè, altro padrino milanese. “Enrico Di Grusa – dice La Piana - mi è venuto a prendere aveva fissato un appuntamento vicino piazzale  Corvetto in un ristorante che mi ha detto il nome, io sono, siccome sono molto pratico di Milano ho detto va bene senti siccome li vicino a pochi passi c'è un ristorante del cognato di Gerlando  Alberti dove io mi incontravo con Vittorio Mangano ho detto vado io li, ho detto va bene lasciami qui che dopo a che ora è all'una a mezzogiorno vengo io, infatti dopo io sono andato li. In questo ristorante c'era Enrico con il Nino e Natale e me li ha presentati. Mi dice che deve arrivare l'onorevole Dell’Utri, io ne avevo sentito sempre parlare però non avevo avuto mai il piacere di conoscerlo e così dopo un po’ è arrivato con una macchina, con l'autista è sceso è venuto e ha detto che si scusava però aveva premura e doveva andare via, ha preso solo un aperitivo e abbiamo parlato” (cg,dm)