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Cantieri e mafia, le mani dei clan sul maxi-polo delle ex Cartiere Binda

Nei guai Euromilano, l'impresa che costruirà parte del progetto Expo. L'Ad indagato in un'inchiesta parallela su  discariche abusive. Nel cantiere i camion di un clan della 'ndrangheta legato alla potente cosca degli Arena


La scheda


Il cantiere delle ex Cartiere Binda si trova nei pressi di via Chiesa Rossa, lungo il confine tra il comune di Milano e quello di Assago, tra il raccordo della Tangenziale e il Naviglio Pavese. L'area è di proprietà della società EuroMilano Spa

Attualmente l'intervento urbanistico è quasi terminato fatta salva la parte che spetta alla Edilvit-Celoria. Qui opera il clan Cosentino di Isola Capo Rizzuto, legato alla cosca degli Arena e su Milano a quella dei Paparo.

Il nome del cantiere compare in un'inchiesta della Procura di Milano che indaga per reati ambientali, tra questi la creazione di discariche abusive. In una di queste è stato trovato materiale proveniente dal cantiere lungo il Naviglio Pavese. Anche per questo nel registro degli indagati compare l'ad di Euromilano Alessandro Pasquarelli

17 ottobre 2009 - I camion superano il cancello. Girano a sinistra. Si fermano, caricano la terra e ripartono. Una, due, dieci, cento volte. Andata e ritorno. Qui dal grande cantiere che da Milano si
perde verso Assago, per scaricare poi in via San Dionigi, all'ombelico del Corvetto. Si muovono in nuvole di polvere, con il fango attaccato alle ruote che rimonta fin su, sopra le targhe. Difficile  indovinarne i numeri. Bisogna avere pazienza. Un teleobiettivo potente aiuta. E così a furia di smanettare con lo zoom, foto dopo foto,  si incoccia in quelle due lettere: kr, ovvero Crotone, Calabria (nella foto). Il controllo al Pra fa il resto, rivelando come quel camion appartenga all’Autotrasporti Cosentino di Giuseppe Cosentino. Impresa di Isola Capo Rizzuto. Tutto normale? No, perché l'impresa è mafiosa come confermano la Dia di Milano e i carabinieri di Crotone.

E questo basta per far esplodere lo scandalo, l’ennesimo destinato a passare sotto silenzio. A Milano, dove il sindaco Letizia Moratti sogna l’Expo e boccia la commissione antimafia. Paradossi della politica, che poco importano ai clan, ben felici di poter lavorare nell’indifferenza comune. Assago, dunque. Nell’area delle ex Cartiere Binda, storica fabbrica meneghina inaugurata proprio in riva al Naviglio pavese nel lontano 1884. Cento anni dopo, esattamente nel 1997, la chiusura definitiva e l’idea di riqualificare che tra rinvii e inciampi burocratici diventa realtà circa due anni fa: 126.000 metri quadrati interamenti gestiti da Euromilano, società che ha eseguito e sta eseguendo importanti interventi urbanistici dal nuovo Politecnico della Bovisa fino ai progetti per Expo 2015. 

Oggi Euromilano è divisa tra Banca Intesa (42,5%), una rete di cooperative riunite in Prospettiva urbana spa (37,5%) e Unipol (20%). Il progetto alle ex cartiere prevede un'area residenziale di 42.000 metri quadrati. Cosa fa Euromilano? Presa in mano l’area pensa alla bonifica dando l’incarico all’impresa Cantieri Moderni che gestisce la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti pericolosi. Tutti? Roberto Perrone, geometra della Cantieri Moderni, dice di sì. Eppure, questa trattata dalla Cantieri Moderni è solo una piccola parte delle macerie. Il resto chi lo trasporta? Non si sa. O almeno, interpellata sul punto Euromilano non ha risposto. Terminata questa fase iniziale, l’intera area viene divisa in diversi lotti, che Euromilano dà in appalto a quattro imprese: la Saico, la ProEdil, la Unieco (cooperative rosse), la Edilvit-Celoria. Ed è proprio nella parte della Edilvit che lavorano i Cosentino. Come abbiano fatto a prendersi il subappalto resta un mistero. Euromilano, di nuovo, non risponde. Lo stesso vale per la Fenea, Federazione nazionale edili della Uil. Loro in cantiere ci sono andati, senza avere risposte. Difficile capirci qualcosa nei mille nomi di padroncini che mettono in conto chi cinque, chi dieci, chi venti viaggi con i camion. 

Quello che resta sono quelle targhe fissate dall’obiettivo. Prova indelebile dell’infilitrazione mafiosa. Perché tali sono i Cosentino. Il loro è un curriculum di tutto rispetto. Organici, secondo i carabinieri di Crotone, alla potente cosca Arena. Nel milieu criminale calabrese sono conosciuti come i Malagisi. Nell’assetto societario dell’impresa compare Francesco Cosentino, detto Franchiceddrhu. Lo stesso che durante un’intercettazione ambientale, nell’ambito dell’inchiesta sulla faida di Isola Capo Rizzuto, così si esprime: “E’ meglio un contrasto onorato che un picciotto fatto apposta”. Dopodiché, si legge a margine del brogliaccio, “aggiunge che loro sono contrasti onorati”. Francesco Fonti, pentito ed ex affiliato ai clan di San Luca, conferma: “Contrasto onorato è colui che gode di stima in quanto fiancheggiatore affidabile”.

Gli stessi Cosentino, poi, sono molto legati al clan Paparo, protagonista dell’infiltrazione nei subappalti per i lavori della Tav. Contatti molto stretti sono emersi, in particolare, con Romualdo Paparo, fratello del capoclan Marcello. Da quell’inchiesta emerse un particolare inquietante: la spartizione scientifica dei lavori da parte della ‘ndrangheta. Sull’Alta velocità, oltre ai Paparo, c’erano i Verterame e Michele Grillo, quest’ultimo legato al potente clan Papalia-Barbaro. Da Isola Capo Rizzuto a Platì, il legame sta negli affari. E seguendo i soldi dalla Tav si arriva fino al cantiere lungo il Naviglio Pavese. Un percorso tratteggiato in un’inchiesta della procura di Milano che, tra boss e imprenditori, conta 23 indagati. L’indagine, partita seguendo una serie di discariche abusive, si è subito trasformata in un’indagine di mafia. Agli atti, infatti, ci stanno oltre 84 mila metri cubi di materiale edili abbandonato in terreni accanto alla Tav. Di più: è stato accertato che quel materiale proviene proprio dai cantieri delle ex Cartiere Binda. Per questo motivo sul registro degli indagati, per reati ambientali, è finito anche l’ad di Euromilano Alessandro Pasquarelli. (dm)