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Diritto di replica

Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Nella faida tra i cursoti milanesi, il movente dell'omicidio di Salvatore Forciniti. "Nunzio Guida lo fece uccidere perché aiutò i killer di Alfio Trovato"

La vicenda viene chiarita dal pentito Salvatore Facella, killer in nome e per conto di Totò Riina. Forciniti fu ucciso su ordine di Vincenzo Guida perché diede aiuto logistico ai killer di Trovato, uomo di Jimmy Miano contrapposto ai catanesi di Santo Mazzei a loro volta appoggiati dalla Commisisone di Cosa nostra

L'indagine

Il sostituto procuratore Marcello Musso chiude in 700 pagine di richiesta cautelare la storia di dieci anni di mafia a Milano. Una storia scandita da sei omicidi fino ad oggi ancora priva di colpevoli.

Attraverso le testimonianze di pentit: da Giovanni Brusca ad Antonino Giuffrè, Musso dà nomi e volti ai killer di Gaetano Carollo (6 giugno 1987), di Vincenzo Di Benedetto (20 novembre 1987), di Cristoforo Verderame (30 ottobre 1988), si Scerra Carmelo (15 giugno 1989), di Carmelo Tosto (3 ottobre 1990) e di Alfio Trovato (2 maggio 1992)

L'ordinanza del Gip Mariolina Panasiti, datata 7 maggio  2009, ha però respinto in toto le richieste cautelari del pm per 22 indagati

Intanto, il 15 dicembre, in seguito alla richiesta di rinvio a giudizio, si è svolto l'udienza preliminare nell'aula bunker di san Vittore. In videoconferenza anche Salvatore Riina che ha scelto il rito ordinario. Altri 18 indagati hanno preferito l'abbreviato. Il tutto, intanto, è stato rinviato al 19 gennaio prossimo
Milano, 29 dicembre 2009 -
E’ il 9 maggio del 1992, quando, poco dopo le tre del pomeriggio, l’agenzia Ansa batte il primo e unico lancio su un omicidio avvenuto in via Pianell 21 nella zona Greco. Si legge che “un pluripregiudicato di Rossano Calabro, Salvatore Forciniti, 36 anni, è stato ucciso nella propria abitazione”. I vicini sentono “esplodere decine di colpi”. La vittima “aveva precedenti per furto, rapina e tentato omicidio”. Da qui in poi il silenzio. Si sa solo che “la polizia sta battendo la pista del regolamento di conti”. Un solo lancio d’agenzia e poche righe in cronaca il giorno dopo. Poi, più nulla. Anche se in questura a 72 ore dal fatto, qualcuno sostiene di aver imboccato la pista buona. E quella pista porterebbe fino in via Emilio Bianchi, oltre piazza Pompeo Castelli e poco prima di Quarto Oggiaro.

All’epoca, quella è una zona fuori controllo e regno incontrastato del clan siciliano degli Arena, che, assieme ai calabresi Di Giovine, dettano legge nello spaccio della droga. Il capostipite è Salvatore Arena. Boss e padre di tre fratelli: Luciano, Agatino e Maurizio. Il 5 luglio1991 il 23enne Maurizio Arena, detto il muto, viene ucciso a Rho. Pochi mesi dopo, il 12 dicembre tocca a Luciano Arena, 25 anni. Il delfino di via Emilio Bianchi viene colpito da decine di colpi esplosi da un’alfa in corsa. Il tutto avviene in pizza Pompeo Castelli davanti a una folla di gente che ovviamente non vede nulla. Pochi minuti dopo, l’esercito dei parenti del clan Arena affolla la piazza. Urlano che vogliono portarsi via il cadavere. Annota il cronista dell’Ansa: “Ci sono stati momenti di forte tensione con le forze di polizia affrontate a sassate: per riportare l’ordine è stato necessario chiedere l’intervento di un mezzo blindato del Terzo Reparto Celere”. L’ipotesi è che a uccidere Lucianeddu Arena sia stato proprio Forciniti. Da qui la giustificazione all’omicidio di via Pianell.

E’ un buco nell’acqua. E tale resta fino a due anni fa, quando il pm Marcello Musso inizia a indagare su una serie di omicidi di mafia avvenuti a Milano tra gli anni Ottanta e Novanta. Uno di questi, quello del catanese Alfio Trovato, avviene esattamente sei giorni primi di quello di Forciniti. Il 3 maggio 1992 vicino alla bisca di via Palmanova Trovato viene ucciso dentro la sua Polo azzurra. Il fatto non lascia indifferente la malavita milanese. Un uomo in particolare non si dà pace. Si tratta di Jimmy Miano, catanese e capo dei cursoti milanesi. Per lui, Alfio Trovato, è come un figlio, tanto da avergli affidato non solo la bisca di via Palmanova, ma anche la gestione del traffico di droga con i siciliani dell’Autoparco divia Salomone. Per questo, Jimmy Miano, latitante in Francia rientra a Milano per pianificare la vendetta. Perché al sangue si risponde col sangue, soprattutto se ci si trova in mezzo a una guerra vera e propria con strategie e obiettivi. Tale è la faida tra i cursoti milanesi capeggiati da Miano e i cursoti catanesi legati a Santo Mazzei a sua volta sostenuto dalla cupola di Cosa nostra, Totò Riina in testa.

Sarà proprio Toto u Curtu con la sponda di Piddu Madonia a favorire l’omicidio di Trovato. Il killer prescelto è Salvatore Facella, figlioccio del capo dei capi, ma soprattutto collaboratore di giustizia dal 2002. E’ lui a raccontare in prima persona quell’omicidio. Ed è sempre lui a fare luce sull’omicidio Forciniti. Fin dagli anni Ottanta lo stesso Forciniti fa parte del clan camorristico capeggiato da Vincenzo Guida. “Il gruppo Guida – scrive il pm – è legato ai corleonesi”. Non a caso testimone di nozze di Nunzio Guida è stato Salvatore Enea, soprannominato Robertino, storico trafficante di eroina per conto delle famiglie di Palermo. Il clan Guida è legato ad Alfredo Bono e Guglielmo Fidanzati. Anche per questo, Vincenzo Guida è i buoni rapporti con Santo Mazzei. E pur nonstante questo, non ha malanimo per Jimmy Miano. Per cui nella faida, lui si dichiarerà neutrale. Posizione che gli varrà una condanna a morte da parte dei vertici corleonesi. Dal canto suo, invece, Forciniti, disobbedendo al capo, si dà da fare per aiutare Facella e Mazzei. Ecco quello che fece Facella subito dopo l’omicidio: “Andammo quindi tutti in via Padova nell’appartamento di Salvatore (Forciniti, ndr). Ci fu un contrattempo, in quanto nell’appartamento trovammo dei ragazzi sardi, mi sembra tre, che facevano i camerieri nel ristorante del suocero di Salvatore che era nello stesso stabile al piano terra. In un primo tempo noi ci spaventammo perché non sapevamo chi fossero queste persone le quali a loro volta si spaventarono perché videro arrivare tutti noi. Per fortuna arrivò subito Salvatore che chiarì la situazione”. A sua volta scrive il pm: “Uno di questi ragazzi sardi, Massimo Concu, ha confermato l’episodio avvenuto all’interno dell’appartamento nella disponibilità del Forciniti, descritto dal collaboratore”. A questo punto la decisione di Nunzio Guida si rende inevitabile. Scrive il pm: “Per sottolineare la sua equidistanza dai due gruppi, per evitare di essere trascinato suo malgrado nel conflitto, Enzo Guida decide e dà mandato di uccidere il Forciniti”. Nel maggio 2007 Vincenzo Guida finirà in carcere. Con lui Salvatore Di Massa e Alberto Fiorentino (uno dei pochi del gruppo Guida ad essere stato battezzato mafioso), entrambi accusati di essere i killer di Forciniti. (dm)