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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Ginetto Di Paolo, dalla strage di via Moncucco all'incontro con gli uomini di Pepè Onorato

L'autore della strage del ristorante "La Strega" nel 1979 (8 morti), ricompare nell'inchiesta Metallica. Nel 2007 prende le difese di un imprenditore vittima di estorsione. E le richieste di denaro terminano subito

Chi è? 


Luigi Francesco Di Paolo è nato il 17 luglio del 1959. Soprannominato Ginetto, il 3 novembre del 1979 è autore della strage al ristorante "La Strega" di via Moncucco a Milano 

A terra, alla fine di una tremenda sparatoria restano otto cadaveri. Sono i corpi di Antonio Prudente, Martines Leotti, De Liquoro Giuseppina, Patruno Maria, Teresa Sabbioneda, Luigi Gava, Garabitto Antonio Riccardo, Jones Kevin William.
L'obiettivo della strage è Antonio Prudente, il proprietario del locale legato al boss Francis Turatello, detto Faccia d'angelo


In primo grado era stato condannato all'ergastolo. Pena ridotta a 29 anni in Appello. Nel 2000 si aprono le porte del carcere e gli viene riconosciuta la semilibertà. Nel 1993 per la stessa strage viene condannato all'ergastolo Gaetano Mirabella, ma nel 1995 la Cassazione annulla la condanna
Milano, 20 gennaio 2010 - Ginetto Di Paolo ha sulla coscienza l'accusa di aver ammazzato otto persone.  E di aver preso parte alla strage più sanguinosa della storia criminale di Milano, la strage del ristorante "La Strega" di via Moncucco a Milano, avventa il 3 novembre del 1979 (nella foto). Un regolamento di conti tra gli uomini del re delle bische Angelo Epaminonda e la banda di Francis faccia d'angelo Turatello. L'obiettivo dei killer era Antonio Prudente, il proprietario, legato a Turatello e alla banda dei Pugliesi. Ma per non lasciare tracce i due killer uccidono la compagna di Prudente, due amici della coppia, altri clienti e perfino la cuoca, freddata con un colpo alla nuca all'ingresso della cucina. In realtà, nella strage di via Moncucco, resta una traccia, un'impronta di grasso su una forchetta (gli assassini avevano iniziato a cenare prima di fare fuoco) trovata dalla polizia conficcata in un piatto di spaghetti. Proprio quell'impronta porterà in cella Luigi Di Paolo, detto Ginetto, uomo della malavita milanese. In primo grado i giudici lo condannano all'ergastolo, pena ridotta a 29 anni in Appello. Insieme a lui, molti anni più tardi, viene condannato (e poi assolto in Cassazione) un altro personaggio legato alla mala milanese, Gaetano Tano Mirabella. 

Il nome di Ginetto però ricompare 28 anni più tardi nelle carte dell'inchiesta Metallica, quella che ha portato in carcere (diverse condanne in abbreviato, il rito ordinario è ancora in corso) gli uomini di Pepè Onorato legati alla'ndrangheta con l'accusa di associazione mafiosa. E proprio con gli uomini di Onorato, Ginetto di Paolo viene a contatto tra l'estate e l'ottobre del 2007, quando prende le difese di un imprenditore dei supermercati vittima di estorsione. A raccontare al pm Celestina Gravina (che per coincidenza è lo stesso magistrato che curò l'istruttoria del processo contro Di Paolo in primo grado) di quegli incontri è il pentito Luigi Cicalese, detto Befana, le cui dichiarazioni hanno contribuito a portare in cella la banda del bar Ebony. Ginetto si presenta ad un incontro tra gli uomini di Jimmy Pangallo, luogotenente di Onorato, e l'emissario dell'imprenditore che in quell'occasione consegna 10 mila euro. Racconta Cicalese che "Ginetto si limitò a dire che quella questione andava risolta". 

Ma la sua presenza basta al gruppo dei calabresi a far capire che anche l'imprenditore aveva la possibilità di servirsi di pericolosi killer pronti a tutto. In pratica l'autore della strage di via Moncucco avrebbe cercato di mediare tra la vittima e i suoi estorsori. Spiega ancora il pentito: "Si è presentato invitando ad aggiustare la cosa. Punto. Però secondo me aveva qualche interesse, perché sennò non si veniva ad invischiare in cose un attimo... che qui è un attimo e ci può scappare il morto, insomma parliamoci chiaro". La vicenda, dopo l'intervento "delicato" - come lo definisce lo stesso Cicalese - di Ginetto Di Paolo si chiude lì, con gli uomini di Pangallo che si limitano ad incassare 30mila euro. (cg)