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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Processo Cerberus, imprenditori smemorati minimizzano i loro rapporti con le imprese della 'ndrangheta

Sentiti come teste dell'accusa, diversi costruttori  hanno vacillatto davanti allo sguardo dei boss. Più volte il pm  ha dovuto rileggere i verbali d'interrogatorio per ricordare agli imprenditori  le frasi che in aula avevano stranamente dimenticato

In aula


L'udienza del processo Cerberus perevdeva l'audizione di diversi imprenditori edili che in passato hanno lavorato con le imprese del clan Barbaro.

In certi casi i lavori venivano mediati da Maurizio Luraghi e dalla sua Lavori stradali. Luraghi poi passava i subappalti al clan

In altri casi, le stesse imprese davano il lavoro direttamente ai Barbaro 

Nell'una come nell'altra situazione, il giudizio degli imprenditori è stato unanime: "Con i Barbaro non abbiamo mai avuto problemi".

Un'affermazione più volte contestata dal pm che ha riletto le deposizioni rilasciate dagli imprenditori tra il2006 e il 2008. Parole del tutto diverse da quelle dette davanti al giudice della Settima sezione del Tribunale di Milano


17 novembre 2009 -
  A voler pensare bene diremmo che sono smemorati e un po’ distratti. Con qualche malizia in più invece, che smentiscono se stessi. E lo fanno in aula, davanti a un giudice, sbagliando date, negando frasi dette durante gli interrogatori, cadendo in contraddizioni marchiane. Questa collezione pressoché infinita di inciampi ha animato il processo Cerberus che vede imputati per associazione mafiosa Domenico Barbaro, i figli Salvatore e Rosario, Mario Miceli e il costruttore lombardo Maurizio Luraghi.

Protagonisti dell’udienza gli imprenditori milanesi che per anni avrebbero lavorato con i presunti boss della ‘ndrangheta di Buccinasco. Un patto di ferro tanto solido nella realtà, quanto fragile davanti alle domande del sostituto procuratore Alessandra Dolci. Nessun imputato, ovviamente, ma solo testi dell'accusa, gente, come si dice, informata sui fatti, tenuta, come più volte ha ripetuto il giudice della settima sezione, a dire la verità. E nonostante questa dichiarazione di intenti, la verità da quell’aula è uscita dimezzata. Perché certe parole, forse, si dicono con fatica quando davanti hai lo sguardo di un tipo come Mico Barbaro, Mico l’australiano.

Prendiamo, ad esempio, uno come Dario Broglia, titolare della impresa edile Saico, una grossa società che lavora nei cantieri del nord Italia. Parte bene Broglia: “Abbiamo lavorato in un cantiere ad Assago, la committente era la Cooperativa assaghese, composta da vari imprenditori, tra cui, ad esempio, Giacomel (titolare di uno dei concessionari Audi e Volkswagen più grandi d’Europa, ndr)”. E’ proprio Giacomel a consigliare Broglia di contattare Maurizio Luraghi e la sua Lavori stradali per le opere di movimento terra e urbanizzazione. Luraghi, secondo l’accusa, altro non è che la faccia pulita della mafia, colui che prende gli appalti e poi fa lavorare i camion della ‘ndrangheta. Ovvero i mezzi dei Barbaro. Sentito sul punto Broglia conferma che “ad Assago c’è la tendenza ad appaltare ai Barbaro”. Dopodiché “gli altri imprenditori quando sanno che ci sono loro fanno l’offerta ma poi si ritirano”. Parole un po’ diverse da quelle dette davanti al pm nel febbraio 2007. “I fornitori all’atto del’appalto si tirano indietro”. Qualche problema, poi, insorge tra Broglia e lo stesso Luraghi. Secondo il primo, l’altro ha fatto male i lavori e non vuole pagare. Tra i due la discussione è accesa. Si concluderà con le parole di Luraghi: “Quella è gente che dall’avvocato non ci va”. I giorni successivi, un uomo di Broglia riceve alcune strane telefonate, che però l’imprenditore minimizza in aula. “Solo questioni economiche”, dice. Poi, però, chiama la Guardia di Finanza. “Come mai – chiede il giudice – chiama i militari se si trattava solo di un fatto di soldi?”. Ci spiega tutto Maurizio Luraghi, intercettato con la moglie. “Salvatore e Domenico erano lì che ridevano: e Salvatore dice: Adesso gli faccio una telefonata io”. Allora ha preso la cornetta e fa, sai con la voce da mafioso: Sono un amico di Maurizio, se quello domani viene lì e non gli dai i soldi, sono cazzi tuoi, voi state scherzando col fuoco”.

E questo è niente davanti a uno come Massimiliano Guerra, altro imprenditore, diciamo così, distratto, che pur titolare di due imprese fallite (la Eredi Guerra e la Guerra scavi) oggi lavora al nuovo cantiere della Provincia in via Soderini. “Sì – dice – abbiamo preso un appalto pubblico a Buccinasco. Sì ho fatto lavorare Salvatore Barbaro”. Lo dice e sembra tutto regolare. Lui, anzi, sorride quando racconta di una gara vinta davanti a Barbaro. “Forse ci è rimasto male”. Peccato che Guerra si sia dimenticato un piccolo particolare: il contratto di subappalto a Barbaro ha una data precedente di quella dell’appalto. Strano certo, ma non quanto la cifra del subappalto, praticamente identica a quella dell’appalto. Alessandro Piva, invece, è uno dei titolari della Tertenis, altra ditta di lavori edili in genere. Lui, un appalto, l’ha vinto in via Salieri a Buccinasco. “Ma non essendo del luogo non sapevo a chi affidare i lavori di movimento terra”. Che fa, allora, Piva, di buon mattino si mette in macchina e cantiere dopo cantiere scova un camion della terra, chiede e alla fine affida i lavori al  titolare di quel camion il cui nome è una rivelazione: Mario Miceli, nato a Platì nel 1957, marito di Maria Barbaro, sorella di Salvatore Barbaro. Dopodiché, in aula, si dimentica un particolare, subito ricordato dal pm: dopo l’arresto (luglio 2008) e la scarcerazione di Miceli, Piva torna dal compare per offrirgli un altro lavoro, “ma – dice lui – mica sapevo che lo avevano portato in galera”.


Straordinaria, invece, la performance di Francesco Baronchelli, ennesimo costruttore. Lui, nell’interrogatorio del febbraio 2006 dice: “Segnalo che a Buccinasco c’è tensione. Meno male che non ho più lavorato lì”. Alla richiesta di motivazioni, Baronchelli inizia col dire che “in cantiere ci sono stati una serie di furti dai macchinari fino ai badili e i furti dei badili sono strani”. Lo dice più volte. Il problema erano quei badili spariti. “Per questo voi non lavorate più a Buccinasco?”, chiede il giudice. Baronchelli prova a rispondere ma fa solo danni. “In altre zone della città abbiamo avuto furti, ma poi siamo tornati a lavorare”. Lui pensa di minimizzare, ma in realtà stuzzica la curiosità del giudice. “Come mai – dice – solo a Buccinasco non siete tornati a lavorare?”. La risposta non arriva. Va peggio a Marco Engel, architetto del cantiere Buccinasco più in via Guido Rossa. “Durante una riunione tecnica – dice – Barbaro si presentò come l’uomo del movimento terra”. Ma lui non disse nulla. Un fatto che diventa grave, quando Engel ricorda che “in Comune il capo dell'Ufficio tecnico Fregoni, prima di quella riunione, mi aveva detto che quelli non devono fare il movimento terra”. Engle, però, lo dice in aula, interpreta quelli in maniera indefinita, sarà qualcuno, ma chi non si sa e lui non ritiene di doverlo chiedere a Fregoni. Peccato che dal suo interrogatorio si capisca che quelli siano proprio i Barbaro.

Salvatore Congas arriva a fare di più smentendo se stesso, ma dando la risposta sulla domanda che nega. Incredibile ma vero. Siamo nel cantiere di via Parea, dove lavora la Barassi per conto della Girasoli di Sergio Domenico Coraglia. Lui, Congas, è capo cantiere e qui ogni mattina scopre furti di ogni genere. Con chi ne parla? In aula non ricorda. A verbale, invece, ammette di averne parlato con Salvatore Barbaro. In aula concede forse “di averne parlato con i fornitori” e che comunque “Barbaro mi disse di non preoccuparmi”. L’ultima amnesia di giornata resta però del pm Alessandra Dolci. Interrogando Carlo Bertoli direttore tecnico della Simon srl chiede quali lavori siano stati dati ai Barbaro. Bertoli risponde un paio. “Decisione – prosegue – prese collegialmente”. Tra i rappresentanti legali della Simon, oltre all’architetto Brambilla compare anche Pasquale Guaglianone, ex terrorista nero dei Nar, ex membro di Azione sociale, oggi Destra, nel 2005 candidato alle Regionali in apoggio a Roberto Formigoni. Non una domanda su questo. (dm)