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"Carbonera pilotò le intimidazioni contro se stesso solo a fini politici". In aula le accuse di una dirigente della giunta Cereda

Durante il processo Cerberus, Gregoria Stano, capo dell'ufficio tecnico di Buccinasco, ha attaccato frontalmente la precedente amminsitrazione Carbonera. L'ex sindaco accusato di irregolarità nella gestione degli appalti: "Ha boicottato i calabresi per favorire le cooperative amiche"

I personaggi


Maurizio Carbonera è stato sindaco di Buccinasco dal 2002 al 2007. Durante il suo mandato ha subito tre atti intimidatori: due auto bruciate e un proiettile recapitato in una busta. La sua amminsitrazione si è distinta per aver varato un Piano regolatore a impatto zero: no al cemento selvaggio, da sempre al centro degli interessi mafiosi

Gregoria Stano con l'attuale giunta Cereda è capo dell'ufficio tecnico. Con Carbonera fu declassata prima alla gestione dell'Agenda 21, poi a quella del verde pubblico. Ancora prima, con la giunta Lanati, assieme all'architetto Minei costituiva lo staff di un ufficio tecnico finito nella bufera per la poco trasparente gestione degli appalti

29 ottobre 2009 - “Le intimidazioni a Maurizio Carbonera? Episodi creati ad hoc e strumentalizzati dallo stesso Carbonera per distogliere l’attenzione dai problemi che all’epoca dilanivano la sua maggioranza”. Le parole di Gregoria Stano sono entrate nell’aula del processo Cerberus con la forza di uno tsunami. Perché finora nessuno aveva messo in dubbio le minacce ricevute da Maurizio Carbonera, ex sindaco di Buccinasco. Ricapitoliamele: due auto bruciate e un proiettile in busta recapitatogli all’ingresso del Comune il venerdì santo del 2005.

Il clan Barbaro, processato in aula per associazione mafiosa, dunque non c’entra. Questo pare di capire dalla desposizione della Stano, oggi a capo dell’ufficio tecnico nella giunta Cereda. Lei pare convinta e prosegue: “Ricordo perfettamente che il giorno prima del ritrovamento del proiettile, nelle camere della giunta si discusse fino a tarda sera. Le urle arrivavano fino al mio ufficio”. Poi precisa: “Più che un ufficio era uno stanzino. Ci rimasi per i primi due anni dell’amminsitarzione Carbonera”.

Isolata. Così, pare di capire, si sentiva la Stano che in aula oggi si è presa un bella rivincita. “Carbonera – afferma la Stano durante la risposta alle domande dell’avvocato di Rosario Barbaro – si vantava di aver cacciato i calabresi dai cantieri. Dopodiché, però, segnalava cooperative a lui vicine, ricordo la cooperativa il Glicine”.

In mattinata aveva parlato lo stesso Carbonera. Una lunga deposizione durata quasi tre ore e nella quale si è appreso che Gregoria Stano dall’ufficio urbanistico era stata spostata al verde. “Non la ritenevo all’altezza”, ha detto Carbonera. Ma dietro lo spostamento non c’è solo una valutazione professionale. Il marito di Gregoria Stano è un ingegnere civile che lavora nei cantieri ed è stipendiato da chi vince gli appalti. Va detto che la Stano era un’eredità della passata giunta di Guido Lanati. Di quella amministrazione faceva parte anche l’architetto Minei nel ruolo di capo dell’ufficio tecnico, la Stano stava nel suo staff. Minei fu cacciato perché ritenuto poco trasparente nella gestione degli appalti, la Stano trasferita. Questo, forse, giustifica l’acredina nei confronti di Carbonera.

Ma i due sono risultati in dissaccordo anche sull’operato dell’imprenditore del verde e titolare della Green System, Simone Bicocchi, aggiudicatario di un appalto molto contestato e sul quale gravita l’ombra del clan Barbaro. “Ereditammo quell’appalto dalla giunta Lanati – ha detto Carbonera - . Ci siamo accorti subito che Bicocchi lavorava male”. Di parere opposto la Stano. “Da quando c’è Bicocchi il verde è curatissimo, non capitava da quindici anni”. Oggi, Gregoria Stano si è ripresa la sua vecchia carica grazie al sindaco Loris Cereda che l’ha voluta nella sua squadra di governo. Stesso vecchio incarico, ma nuova casa. Da qualche anno, infatti, Gregoria Stano vive in un bella villetta multifamiliare in via dei Mille proprio di fronte al bar Lyons (foto), noto ritrovo dei clan calabresi. Non solo, sul citofono oltre al suo si leggono cognomi pesanti: le famiglie Sergi e Papalia su tutti
. (dm)