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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Cantiere della Provincia, bloccate tre imprese legate alla 'ndrangheta

Sul tavolo della Prefettura tre informative della Dia. Pronte 3 interdittive antimafia per altrettante imprese calabresi che hanno lavorato nel cantiere di via Soderini dove sorgerà il nuovo centro direzionale della Provincia. Intanto naufraga il tavolo per l'Expo

L'appalto


Il nuovo  cantiere della Provincia sorge nella zona Ovest di Milano in via Soderini. L'appalto totale è di 48 milioni di euro

La presenza mafiosa nei lavori di movimento terra è stata scoperta dalla Dia di Milano anche grazie a un'inchiesta di MilanoMafia

L'interdittiva emessa dalla Prefettura sospende il certificato antimafia. Significa che le tre imprese non potranno più lavorare nei cantieri pubblici della Lombardia

Il compito della Dia di Milano è quello di monitorare i cantieri. Da qui indagare le ditte sospette, su di queste comporre un'informativa sui presunti legami mafiosi. Il documento viene poi mandato alla Prefettura che dovrà decidere se sospendere il certificato antimafia

Fino ad oggi non si hanno numeri certi, né sulle informative emesse dalla Dia, né sulle interdittive antimafia


25 ottobre -
Quasi cinquanta milioni di euro. Tanto vale l’appalto pubblico per costruire il nuovo centro direzionale della Provincia. Nel cantiere di via Soderini, aperto a marzo scorso, ha lavorato la ‘ndrangheta. Un dato certificato dalle ultime indagini della Dia che proprio nei giorni scor
si ha inviato tre approfondite informative alla Prefettura. Secondo quanto appreso da MilanoMafia a breve dovrebbero essere emesse tre interdittive antimafia per altrettante imprese che lavorano in quel cantiere. Ecco un'anticipazione: si tratta della Cooperativa Regina di San Luca, legata alla cosca Strangio-Ietto, già operativa nel grande cantiere di Porta Nuova, dell’Autotrasporti Romeo, riferibile a Natale Trimboli, coinvolto nell'inchiesta Nord-Sud sui potenti clan di Platì Sergi-Papalia e dell’Autotrasporti Cosentino, dell’omonima famiglia, originaria di Isola Capo Rizzuto legata alla cosca Arena.

Ma c’è di più: nel mirino degli investigatori rientrano altre due ditte, la Guerra scavi, aggiudicataria dell’appalto totale per gli scavi e il movimento terra, e la Elle Elle snc. In particolare il nome di Massimiliano Guerra, socio della Guerra Scavi, emerge nell’inchiesta Cerberus che nel luglio 2008 ha sgominato buona parte del clan Barbaro di Buccinasco. Nell’informativa del Gico, il suo nome compare più volte a colloquio, in particolare, con Maurizio Luraghi imprenditore lombardo legato al clan e oggi a processo per 416 bis. Va detto in maniera chiara, però, che Guerra non verrà min
imamente toccato da questa indagine. La situazione del cantiere della Provincia era stata denunciata a luglio sul sito MilanoMafia.com. Sentito al telefono Massimiliano Guerra si era difeso dicendo che l’Autotrasporti Cosentino non lavorava per lui ma per la General Smontaggi, altro colosso milanese dell’edilizia, e che lui si limitava a vendere la terra di scavo.

In attesa di sviluppi, resta la buona notizia di tre interdittive antimafia. Una conquista, almeno per Milano, dove non è sempre facile dimostrare i legami mafiosi delle imprese. Eppure, se da un lato una scoietà come la Cosentino verrà estromessa da tutti i lavori pubblici, non è detto che non possa lavorare in cantieri privati sempre a Milano. In realtà non si tratta di una semplice ipotesi, ma di una dato di fatto come ha raccontato MilanoMafia riportando la vicenda dell’area delle ex Cartiere Binda, di proprietà di Euromilano, gigante immobiliare e futuro protagonista nel grande affare di Expo. In questo cantiere, ancora oggi, lavorano i camion dei Cosentino.

Un evidente paradosso che svela difficoltà, non solo operative, ma anche burocratiche e istituzionali. Difficoltà oggettive di comunicazione tra le varie Prefetture d’Italia per cui capita che la Cosentino, oggi estromessa in Lombardia, domani possa lavorare in Piemonte. Ma anche enormi problemi di rapporti tra la Dia di Milano e la stessa Prefettura, muta davanti alla richiesta di dati sul numero di interdittive emesse e sul nome delle imprese estromessa. “Ci sono problemi di privacy”, fanno sapere dall’ufficio stampa. E così gli unici dati disponibili sono quelli relativi al numero dei subappalti rifiutati, 61 nei primi sette mesi dell’anno, appena 13 le denunce alla Procura e 15 le segnalazioni alle autorità di vigilanza. Il resto è un enorme buco nero.

In poche parole: gli investigatori bussano, ma la Prefettura non risponde. E così quello che potrebbe essere benissimo il titolo di un film anni Settanta è invece l’amara realtà di una città, Milano, in cui la presenza della mafia resta ancora un tabù. Una scomoda verità da nascondere, occultare, evitare, fino a quando sarà possibile. La Dia ha il compito di monitorare i cantieri delle grandi opere pubbliche in Lombardia, quelle, per intenderci, che saranno di Expo, e che da tutte le parti vengono indicate come l’obiettivo principe delle cosche calabresi. Eppure, proprio i capi della Dia, solo la settimana scorso hanno chiesto un incontro con i vertici della Soge (la società creata per gestire le opere di Expo), ma nessuno ha risposto. L’obiettivo, evidente, era quello di fissare dei paletti sulle opere future. Tentativo caduto nel vuoto visto che il tavolo è saltato. In attesa di capire dove e quando sorgeranno i cantieri dell’Esposizione universale, la Dia di Milano prosegue nei controlli. Dal settembre 2008 ad oggi, sono stati più di settanta. Con relativa emissione di informativa alla Prefettura, che, interrogata di nuovo, azzarda numeri palesemente non credibili,  come appena tre informative ricevute. “E’ come svuotare il mare con un bicchiere – racconta un investigatore - , ogni cantiere può essere infiltrato. Noi dobbiamo appuntare le società, vedere le targhe dei camion, dopodiché iniziamo li accertamenti”. Cosa succede dopo? Se una ditta mostra di aver collegamenti diretti con la criminalità organizzata, la Dia invia un’informativa alla Prefettura che dovrebbe mandare alla società un’interdittiva antimafia. Il reato è semplicemente amministrativo. I vari di gradi di ricorsi fanno il resto, quasi sempre restituendo all’impresa il certificato antimafia, come capitato per la Lucchini Artoni. (dm)