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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Cosa nostra conquista Brera, in un noto ristorante gli incontri del boss Guglielmo Fidanzati. "Vuole ricostruire il clan di suo padre"

Nel locale di corso Garibaldi la polizia filma incontri con noti uomini di Cosa nostra. Su tutti i nomi di Alfredo Bono, Turi Cangelosi, Lorenzo Fornasini, Giuseppe Onorato e Ugo Bossi, già luogotenente di Turatello

L'erede


Guglielmo Fidanzati è nato a Palermo nel 1958.  Nel marzo 1991 viene arrestato mentre si trova in Brasile per assistere al gran premio di Formula Uno a Interlagos. Un anno dopo, il suo nome finisce nell'inchiesta Pinha Colada dei Ros.

Guglielmo Fidanzati viene accusato di traffico di droga dopo la scoperta di una grande raffineria nella Bergamasca. Per questa inchiesta verrà condannato a dieci anni in primo grado.

Nel 1994, l'operazione Costanza porta in carcere 100 persone. Nel lungo elenco spicca il nome di Guglielmo Fidanzati, associato a  Salvatore Enea, storico referente della droga per conto dei clan di Palermo. Anche qui la condanna in primo grado sarà pesante: 18 anni.

Dal 2003, Guglielmo ha ritrovato la libertà grazie all'indulto. Coinvolto in diverse inchieste di mafia e droga, risulta attualmente indagato in un'indagine della  Squadra Mobile. Residente in  via  Sand ad Affori, è ritenuto uno dei narcotrafficanti più pericolosi. Oggi dopo l'arresto del padre, è lui, secondo gli investigatori, a tirare le fila di Cosa nostra a Milano

Milano, 23 dicembre 2009 - Non è difficile trovarlo. Sta lì. Lungo corso Garibaldi appena prima dell’angolo con via Palermo. Due vetrine, le foto di amici e attori in bella vista sulla porta. E’ il Malastranarossa, ristorante noto per le sue frequentazioni vip, a due passi dal Corriere della Sera e dal cuore di Brera. Ci passano giornalisti, star della tv, veline, procuratori di calcio. Insomma, il via vai è continuo. I titolari oggi sono due calabresi cordiali e incensurati. Oltre a loro, però, non è difficile incontrare anche un signore sui cinquant’anni, vestito in modo discreto. Spesso lo si nota alla cassa, altre volte seduto ai tavolini in compagnia di qualcuno. Ogni tanto lo chiamano al telefono. “C’è Guglielmo?”, chiedono. Sì perché quel signore il Malstrana lo usa come un vero ufficio. E quel signore oltre al nome ha un cognome. Si tratta di Guglielmo Fidanzati, palermitano classe ’58, narcotrafficante e boss mafioso, figlio di quel Gaetano Fidanzati, arrestato da latitante il 5 dicembre scorso in via Marghera. Lui, Guglielmo, secondo gli uomnini della Squadra mobile, “sarebbe intenzionato a ricostruire il sodalizio criminale che faceva capo al padre Gaetano”. Un progetto ambizioso, che il figliol prodigo tesse proprio qui nel pieno centro di Milano. (nelle foto da sinistra: Guglielmo Fidanzati, Salvatore Cangelosi, Francesco Scaglione e Giuseppe Onorato)

“Fidanzati – scrivono gli investigatori – in varie occasioni è stato visto incontrarsi con pregiudicati appartenenti al sodalizio criminale a lui facente capo”. La nota informativa prosegue sottolinenando come “la maggior parte di tali incontri avvenivano nel ristorante in cui lo stesso lavora e di cui si ritiene, benché non risulti dagli atti, possa essere il reale proprietario”. Probabilmente, gli investigatori tralasciano la lettura della visura storica del Malastrana, dove si legge che fino al 14 febbraio 2005 amministratore unico della società è il catanese Federico D’Agata, cognome noto sotto al Duomo per essere stato coinvolto, nel 1982, nell’operazione Notte di San Valentino. Quella fu la prima indagine che diede volti e nomi agli uomini di Cosa nostra a Milano. Uno di loro, fino a quel momento si faceva chiamare Tanino, e per conto del gotha palermitano gestiva una serie di società tutte con sede in via Larga 13. Una di queste, la Monfina, era intestata proprio a D’Agata. Tanto per la cronaca, quel Tanino in realtà era Ugo Martello, oggi soprannominato il professore e finito in carcere con l’accusa di estorsione aggravata dall’articolo 7, ovvero l’utilizzo del metodo mafioso. E del resto non è un segreto che per tutti gli anni Ottanta in quegli uffici di via Larga, tra i tanti padrini, si facesse vedere anche Gaetano Fidanzati, il padre di Guglilemo.

Da via Larga 13 a via Palermo 21. Cambiano gli indirizzi, poco la sostanza, almeno secondo gli uomini della Squadra Mobile, che, pazienti, annotano nomi e cognomi di chi periodicamente si presenta al Malastrana per essere ricevuto dal boss. Il primo a farsi vedere è il palermitano Domenico Lamanna, condannato per mafia nel 1992 perché accusato da giudici di Bari di far partedi un’organizzazione chiamata La Rosa. Lui, assieme a Giuseppe Fidanzati, zio di Guglielmo, avrebbe fornito eroina ai capi della Rosa. Quindi tocca a Salvatore Cangelosi, un arzillo ultrasettantenne pizzicato il 5 dicembre scorso in via Marghera in compagnia di Gaetano Fidanzati, di cui è anche cognato. Sua sorella, Maria, è infatti la moglie del padrino dell’Arenella.

Poi, nel dicembre 2007, gli scatti della polizia immortalano un uomo alto, con il cranio rasato. Quell’uomo veste bene e porta occhiali da vista. E’ Francesco Scaglione, 49enne palermitano con residenza milanese in via Santa Rita da Cascia. Si tratta dello stesso Scaglione che nel dicembre 2008 viene arrestato per la rapina alla gioielleria Damiani. Nel 2007 sta ancora organizzando il colpo e intanto va a trovare Fidanzati. In quel periodo Scaglione assieme a Luigi Bonanno è già stato promosso a referente milanese per Cosa nostra. Secondo una nota riservata della Questura di Palermo entrambi vengono chiamati in causa da Gianni Nicchi e Nino Rotolo “come uomini che per le loro qualità sarebbero stati in grado di aprire un canale di approvvigionamento per grosse quantità di droga direttamente dal Sud America”. Dopodiché, oltre a una foto che  ritrae Scaglione assieme a Nicchi durante un festa, esiste un verbale di polizia del 27 febbraio 2005 da dove si legge il controllo di Francesco Scaglione e Gianni Nicchi. I due, fermati qui a Milano, si trovavano a bordo di una Bmw, intestata alla Dmi srl di Settala. Sulla stessa auto, alcuni mesi prima, era stato fermato il boss Nicola Ingaro, poi ucciso a Palermo il 13 giugno 2007.

La lista di chi ottiene di essere ascoltato dal boss prosegue con Lorenzo Fornasini e Marcello Agosta, entrambi narcotrafficanti coinvolti, nel 1992, nell’operazione Pinha Colada. L’inchiesta condotta dal Ros milanese portò alla scoperta di un’enorme raffineria nascosta in una villa a Olda, paesino della Valtaleggio nella Bergamasca. Ma non è finita, perché sui nastri delle videoregistrazioni resta impressa anche la figura minuta di Giuseppe Onorato, il dominus del bar Ebony, di Alfredo Bono, boss in cappotto cammello, amante del gioco e delle belle donne, passato alla storia per aver perso oltre un miliardo ai tavoli della bisca di corso Sempione con il catanese Angelo Epaminonda. Negli anni Ottanta, Alfredo e Giuseppe Bono, conoscono Martello e con lui vanno spesso in via Chiravalle negli uffici della Inim, il cui titolare, Filippo Alberto Rapisarda, oltre che uomo vicino a Vito Ciancimino e anche molto amico di Marcello Dell’Utri.

In uno degli ultimi incontri filmati, al Malastrana, oltre a Bono, si fa vedere Ugo Bossi, figura storica della malavita milanese, già luogotenente di Francis Turatello e il cui nome viene legato al rapimento Moro dal pentito TommasoBuscetta. Nel 1992, don Masino disse che durante la sua carcerazione a Cuneo fu contattato da Ugo Bossi per trovare un contatto con i carcerieri di Moro. Attorno a Guglielmo Fidanzati, dunque, si raggruppano “esponenti di spicco della criminalità mafiosa, i quali hanno creato una importante rete di intrecci e di rapporti”. (dm)