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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Niente sede, si va per strada. Sos Racket Usura apre a Quarto Oggiaro. Manzi: "Il sindaco Moratti dimentica la vera città"

Il presidente dell'associazione Sos racket e usura ha scelto piazzetta Capuana per lanciare l'ennesimo appello alle isituzioni. Giovedì prossimo da qui partirà la distribuzione dei questionari sull'abusivismo

Il racket di Niguarda


La scorsa estate Frediano Manzi e la sua associazione hanno smascherato un vasto racket di case popolari in via Padre Luigi Monti nel quartiere di Niguarda.

In manette è finita Giovanna Pesco, detta la Gabetti. Era lei la pupara del racket con appartamenti affitatti anche a 3.000 euro.
Grazie alla sua denuncia, la magistratura ha messo fine a un abuso che durava addirittura dal 1997.

Tredici anni di illegalità avallati dalla totale assenza delle istituzioni milanesi.

Per tutto questo, Frediano Manzi ha subito diverse intimidazioni di stampo mafioso. La famiglia Pesco, infatti, sarebbe legata a uomini vicini a Cosa nostra


Milano, 22 aprile 2010 -
Ore 15, 22 aprile. Piazzetta Capuana (nella foto), Quarto Oggiaro. Luogo simbolo dello spaccio e del racket delle case popolari. Un’ampia piazza che sovrasta una distesa di box chiusi anni fa, dove l’Aler ora sembra voler creare una palestra sotterranea. Sotto il porticato, sulla sinistra, una scrivania, con un telefono che non si attacca da nessuna parte, il cavo pende tronco dal ripiano. E un grande striscione bianco: “Sos Racket e Usura”. Riapre i battenti l’associazione di Frediano Manzi, e si fa per dire, perché le mura non ci sono. Riapre, comunque, dopo che il 7 di febbraio era stata costretta a chiudere per la totale indifferenza delle istituzioni milanesi. Una chiusura completa da parte di Palazzo Marino, nonostante la quale per questi 2 mesi e mezzo i cittadini hanno continuato a denunciare all’associazione, e a chiederne con centinaia di lettere e mail la riapertura. E sempre oggi, 22 aprile, sono passati 4 giorni dagli di 8 colpi di pistola sparati contro il bar latteria in via Padre Luigi Monti. Locale di proprietà di una delle cosche coinvolte nel racket delle case popolari, i Pesco. Cosa che potrebbe indicare un riassetto delle dinamiche in zona Niguarda, ora che il clan è sotto processo. E oggi si apre il primo giorno della nuova attività dell’associazione, che fino al 13 maggio rimarrà in piazzetta Capuana, e poi si sposterà in zona Niguarda, poi al Giambellino, e infine in viale Padova, viale Monza e viale Sarca. Dalle 10 alle 19 di ogni giovedì si distribuiranno ai commercianti dei quartieri questionari compilati ad hoc per individuare il fenomeno dell’usura e del racket, e la presenza di cosche mafiose.

Una conferenza stampa all’aperto, sotto il cielo di Quarto Oggiaro, gli scooter che passano, si fermano, due ragazzi a bordo guardano. Poi ripartono, e poco dopo ripassano. “A differenza di Palermo e Catania, per esempio, a Milano il sindaco nega la sede all’unica associazione antiracket. Avendo fatto noi 4 denunce contro l’Aler (la società che gestisce le case popolari di Milano, ndr), eravamo incompatibili con l’assegnazione da parte dell’amministrazione comunale di una sede. E la responsabilità è di una sola persona.” Lo spiega senza mezzi termini, Frediano Manzi, a Milanomafia.com. “Noi siamo fieri di avere una sede come questa, perché questa sede rispecchia la Milano vera che si tiene nascosta: la Milano dei quartieri popolari. La Milano di gente per bene che vive nei quartieri più poveri e che non ha mai smesso di fare segnalazioni, a cui puntuali sono seguite le nostre denunce alle autorità. Come gli anziani, che hanno paura di andare in ospedale o in vacanza per timore che la propria casa venga occupata.”

Di questo si tratta. Le cosche che si occupano dell’affare vendono gli appartamenti statali. Per entrare bisogna pagare somme fino a 4mila euro, e in alcuni casi – solo per gli stranieri – anche un affitto mensile fino a 300 euro, oltre all’istigazione dei residenti all’aggressione verso gli agenti, in caso di sgombero, come ha spiegato il capo della squadra Mobile, Alessandro Giuliano. Agendo in questo modo, poi, le famiglie si garantiscono anche il pieno controllo del territorio, preparato così per lo spaccio di droga, di cui parla anche un’anziana signora, riguardo a piazzetta Capuana di Quarto Oggiaro: “È pieno di ragazzini di 12 o 13 anni che girano in bicicletta, soprattutto di sera, e che avvisano i grandi se per caso dovesse passare qualche auto della polizia”. Ma il lungo lavoro di “Sos Racket e Usura” ha portato finora un solo risultato concreto, oltre agli sgombri ai danni della famiglia Pesco: il processo al clan palermitano dei Pesco-Priolo-Cardinale, in cui lo stesso Manzi è testimone, e di cui proprio oggi si è celebrata udienza. Le accuse per il clan che ha continuato a svolgere indisturbato i suoi affari per 27 anni sono di associazione per delinquere finalizzata all’occupazione abusiva e occupazione abusiva continuata di un quarto delle case popolari del popolare quartiere di Niguarda, proprio di fronte all’ospedale. E proprio in via Padre Luigi Monti, una delle vie su cui si ergono le case dell’Aler, ieri sono stati sparati 8 colpi di arma da fuoco contro l’“ufficio” del clan Pesco, il bar latteria di proprietà della famiglia. “Il pm Antonio Sangermano oggi mi ha domandato esplicitamente se, prima della nostra denuncia, noi avessimo fatto esposto alle autorità sulla situazione” dice Frediano Manzi. “E la mia risposta è stata affermativa: il sindaco di Milano, Moratti, e tutti i gruppi consiliari. Lo sapevano tutti, e nessuno è intervenuto. Oggi si parla tanto del Tar che accoglie le istanze di Giovanna Pesco. Dico solo una cosa: se si fosse tenuto conto dell’esposto del 1997 di 9 cittadini di via Padre Luigi Monti al Comune di Milano nessun Tar avrebbe potuto accogliere nessuna istanza. E quell’esposto lo dice chiaro: la cosca Pesco-Priolo-Cardinale spaccia e fa racket degli alloggi, e si è resa colpevole di 5 omicidi per tossicodipendenza e un suicidio.” Ci facciamo raccontare dal protagonista in incognito del video che ha incastrato il clan i retroscena di quell’operazione, in cui lui aveva finto di aver urgente bisogno di un’abitazione, e aveva incontrato Giovanna Pesco nell’“ufficio”. “Era stupefacente l’assoluta tranquillità con cui tutta l’operazione si è svolta, la sensazione di totale controllo del territorio, la certezza che nulla sarebbe mai venuto fuori. Uno stato d’animo di convinzione di una grande copertura. Di affari che sono durati per anni e anni nella convinzione che nulla sarebbe mai stato scoperto.”

Paolo Uguccioni, presidente del Comitato di via Venezia-Buenos Aires, parla poi del fenomeno dell’usura nei confronti dei commercianti: “Parliamoci chiaro, questo fenomeno è di certo acuito dalla crisi economica e dalle banche che non fanno credito, e da qualche tempo cominciamo a ricevere molte denunce in questo senso, passate immediatamente ai Carabinieri e al Questore. E sono tutti e sempre fenomeni legati a criminalità organizzata di stampo mafioso. E questo è il modo più semplice con cui le cosche si appropriano delle attività, perché piano piano i proprietari non riescono a rientrare dai prestiti dagli enormi interessi. E di solito si presentano come società, finanziarie, con volantini e pubblicità, quelle che troviamo anche sotto i tergicristalli delle nostre auto”. (G.Cat.)