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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Le case finscono all'asta e il boss ordina: "Ora dobbiamo ricomprarle una per una". Così si salva il patrimonio della cosca

Al processo Ortomercato parla Antonio Marchi, braccio destro di Francesco Zappalà: "Comprai io le case della sua famiglia finite all'asta, mi chiese un favore". In mezzo una rete di affari immobiliari milionari

Chi è?


Antonio Marchi è nato a Sesto San Giovanni il 24 aprile del 1962. Ha vissuto per lungo tempo a Settimo Milanerse, oggi risiede a Brugherio

Marchi ha avuto negli anni diverse società per la gestione delle macchinette videopoker. Nel 2007 è stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta sull'Ortomercato. Oggi è libero in attesa di giudizio

Secondo le accuse Marchi sarebbe il braccio destro del narcotrafficante Francesco Zappalà, nato a Bova Marina il 13 febbraio del 1960. Zappalà, detto il dottore per via della professione di dentista, è stato condannato nella stessa inchiesta a 10 anni e 10 mesi per traffico internazionale di droga con rito abreviato
Milano, 2 dicembre 2009
- C'è uno strano via vai tra Milano e la Calabria nel 2006. Milano, anzi Settimo Milanese e Bova Marina. In auto, in aereo, c'è Antonio Marchi, 67 anni imprenditore delle slot machines oggi sotto processo nell'inchiesta Ortomercato. Insieme a lui Francesco Zappalà (nella foto), 49 anni nato a Bova Marina, dentista, residente in viale Zara, in una bella casa che affaccia su piazzale Lagosta, Zappalà ora è in carcere, condannato a 10 anni e 10 mesi con rito abbreviato per la stessa inchiesta. Ma Zappalà ai tempi di quei viaggi a Bova Marina è libero, ed è un uomo di Salvatore Morabito. Oggi, nel processo in corso alla Sesta sezione del Tribunale di Milano, sul banco degli imputati c'è proprio Marchi. Risponde per cinque ore alle domande del pm Laura Barbaini. Racconta Marchi, di affari fatti con i videopoker nei locali, e anche del suo rapporto con la banda di Morabito. Ma l'imputato racconta anche di quei viaggi a Bova Marina per "sistemare alcune cose con Zappalà".  E cosa siano queste cose, Marchi lo racconta a poco a poco, nelle carte dell'inchiesta, quelle che hanno portato agli arresti del 2007, di queste vicende c'è pochissimo. Non c'è, ad esempio, che il padre di Francesco Zappalà e del fratello Antonio (ristoratore a Milano), è il più grande costruttore di Bova Marina. Dice Marchi che il vecchio Zappalà, "ha costruito l'80 per cento di Bova". E per quanto se ne sa è la stessa persona che, sempre a Bova, gestisce l'hotel Girasoli. Pare lo chiamino don Lillo

Ecco sulla base di queste premesse il racconto di Marchi apre uno scenario nuovo: "Andammo a Bova  - racconta l'imputato - perché Zappalà voleva riacquistare la casa di famiglia che era andata all'asta. Avevano sequestrato tutto, rischiavano di perderlo. Così mi chiese di aiutarlo a ricomprare le case". Marchi prende 60 mila euro, partecipa all'asta giudiziaria e la vince, per acquistare la casa di Palizzi, vicino a Bova: "Una villa, valeva almeno il doppio. O il triplo". Poi però la cosa non si ferma, perché Zappalà chiede di riacquistare tutti i beni e così Marchi decide di creare una società, la Vicolo Fiore, che si occuperà appunto degli affari immobiliari. Affari che però riguardano solo l'ex patrimonio della famiglia Zappalà. Cosi il milanese Marchi, che possiede il 98 per cento della società (il 2 per cento va a Zappalà), inizia a darsi un gran daffare e riesce a recuperare tutto: la casa della ex moglie di Zappalà, altre otto palazzine, e un supermercato a Bova, acquistato sempre tra i beni finiti sotto sequestro giudiziario e all'incanto. Il supermarket fa sempre capo alla famiglia Zappalà, ma i soldi sono solo quelli di Marchi che pur di non lasciarselo scappare vende alcuni terreni agricoli ora in parte diventati edificabili, a Volpiano nel Torinese. 

Al pubblico ministero che chiede il motivo di quella decisione Marchi risponde solo che al prezzo d'asta il supermercato e gli altri immobili di Bova erano un affare migliore: "C'era da ricavarci il doppio, anche il triplo del prezzo". E infatti pochi mesi dopo aver comprato la villa di Palizzi, la casa di famiglia, la coppia Marchi-Zappalà fa un nuovo affare: la villa viene venduta a un imprenditore, a 150 mila euro, più del doppio di quanto è stata pagata. Quale sia la ragione di questi "favori" di Antonio Marchi nei confronti della famiglia Zappalà non è chiaro. Per l'imputato si tratta di semplice rapporti d'amicizia, favori per non far perdere la casa ad un amico. Per l'accusa quei passaggi di proprietà sono obbligati e nascondono soldi sporchi da riciclare. (cg/dm)