la redazione

  
Sito web realizzato senza 
scopo di lucro da giornalisti 
professionisti
 
Per comunicare con noi scrivi a:


Diritto di replica

Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Alla sbarra l'ultimo grande padrino di Cosa nostra a Milano, Ugo Martello rischia 16 anni per estorsione. La sentenza è attesa per venerdì

La richiesta è stata fatta dal pm Celestina Gravina titolare dell'inchiesta Metallica. Martello si sarebbe reso responsabile di un'estorsione ai danni di un imprenditore bergamasco. Il boss ha scelto il rito abbreviato

L'estorsione

Nel 2005 l'imprenditore bergamasco Ginacarlo Ongis decide di creare dei fondi neri attraverso un giro di false fatture da quasi un milione di euro. La sua sponda per l'emissione di fatture fasulle è un tale Romano Patti, nella cui società, a partire dal 2000, compare un tale Stefano Dascanio, uomo legato a doppio filo con le cosche

A questo punto Dascanio acquisisce l'intero pacchetto azionario della società di Patti. Attraverso di lui, entrano in gioco i due zanza che iniziano a estorcere Ongis. In tutto questo il mediatore è Giovanni Di Muro, ucciso il 5 novemmbre 2009. Sarà lui a dire a Ongis di Onorato, Bonanno e Martello

Alla fine, Giancarlo Ongis sborserà quasi tre milioni di euro. Un tesoretto che per la maggior parte finirà nelel tasche dei siciliani



Milano, 16 dicembre 2009 -
Nelle intercettazioni lo chiamano l’uno, altre volte il professore. In un caso e nell’altro si tratta di soprannomi che ne denotano il carisma e il peso criminale. Lui è Ugo Martello uomo d’onore della famiglia di Bolognetta legata al mandamento di San Giuseppe Jato. Classe ’40, originario di Ustica, ma legato ai clan di Palermo, da oltre trent’anni è il referente di Cosa nostra sotto la Madonnina. Dal 2004 è libero e vive in un appartamento signorile al 37 di via Nino Bixio (nella foto).

Sposato con una signora della buona borghesia milanese, oggi Ugo Martello rischia 16 anni per associazione a delinquere ed estorsione. Tanto ha chiesto il pm della Dda milanese Celestina Gravina nell’ambito dell’inchiesta Metallica. La sentenza è attesa tra domani e venerdì. Fatti, circostanza, incontri e relazioni sono tutte riassunti nelle oltre 600 pagine di requisitoria. Lui, Martello, che per tutti gli anni Ottanta a Milano ha vissuto da latitante prima con il cognome di Apicella e poi con il  nomignolo di Tanino, rientra in una mega estorsione da quasi tre milioni di euro all’imprenditore bergamasco Giancarlo Ongis, proprietario assieme al fratello del gruppo metallurgico Metal Group Spa. “Una holding – dice lo stesso Ongis – formata da numerose società anche operanti all’estero: in Sudamerica, in Cina e negli Stati Uniti. Produciamo filo per saldature con due stabilimenti a Terni e a Padova. Abbiamo diverse società commerciali, una immobiliare, diverse iniziative di estrazioni metalli e una fonderia nella bergamasca”.

In realtà l’azione estorsiva viene iniziata da due personaggi legati al boss della ‘ndrangheta Giuseppe Onorato. C’è, però, un particolare: i due zanza, al secolo, Michele Mastropasqua e Antonio Di Chio, detto
penna bianca, l’estorsione se la fanno per conto loro, spendendo il nome di Onorato, ma non dicendo nulla allo stesso boss, che nelle intercettazioni chiamano, in maniera spregiativa, pannolone. Onorato che probabilmente non ha mai saputo il suo nomignolo, viene informato della faccenda da Giovanni Di Muro, faccendiere salernitano, ucciso il 5 novembre 2009 in via dei Rospigliosi davanti allo stadio di San Siro. A questo punto scatta la ritorsione di don Pepè e la contemporanea comparsa di Ugo Martello che si presenta come garante di uno dei due zanza. Martello inzia così a farsi vedere ai tavolini del bar Ebony di via Porpora, l’ufficio di don Pepè. Con lui c’è sempre un vecchio usuraio pugliese di nome Domenico Papagna. Si tratta dello stesso personaggio che il 5 dicembre 2009 stava andando in via Marghera per incontrare il boss latitante Gaetano Fidanzati, arrestato proprio quel giorno dalla Squadra Mobile.

Siamo nel 2006 e in questo periodo al bar Ebony, oltre a Martello si fanno vedere il palermitano Luigi Bonanno e soprattutto Guglielmo Fidanzati, il figlio di don Tanino. Insomma, il gotha di Cosa nostra a Milano incontra, discute, tratta con uno dei più influenti boss della ‘ndrangheta. Racconterà il pentito Luigi Cicalese: “Qui si combatte con una spada a doppia lama: o uno ci sta e ti secca lui, oppure tu intuisci e lo vai a seccare”. Sì, perché Onorato da un lato finge diplomazia, ma sotto sotto medita di uccidere proprio il professore. “Il primo a cadere – dice Cicalese - doveva essere Ugo Martello, un capo. Ne abbiamo parlato: Pepè, Tonino ed io. Conoscevamo tutto”. Non se ne farà nulla. E intanto, Martello, assieme a Bonnano e in collaborazione con i due zanza, secondo il pm Gravina, si intasca quasi tutti i soldi dell’estorsione a Ongis. Attualmente Ugo Martello è stato rinviato a giudizio in un'inchiesta coordinata dal neo capo della Dda Ilda Boccassini. Inquesto caso il capo d''accusa è tentata estorsione ai danni della Lombard Flor di Vincenzo Caputo. (dm)