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In carcere Ugo Martello. Arrestato il professore di Cosa nostra deve scontare una condanna a 15 anni per estorsione

Gli uomini della Direzione investigativa antimafia lo hanno catturato all'alba nella sua casa di via Nino Bixio. Deve scontare 15 anni di carcere per estorsione, l'ordinanza firmata dal gup Giuseppe Gennari

La condanna


Ugo Vittorio Benito Martello è nato a Ustica (Pa) il 24 febbraio del 1940, dal padre Giuseppe Martello e dalla madre Marianna Ciulla. Detto il professore, è ritenuto il referente di Cosa nostra a Milano


Il gup Giuseppe Gennari lo ha condannato con rito abbreviato a 15 anni di carcere per l'estorsione all'imprenditore bergamasco Ongis


Con lui sono stati condannati anche il pentito Luigi Cicalese, detto Befana, a vent'anni per l'omicidio dell'avvocatessa maria Spinella e Giuseppe Liria ed Emanuele Piazzese a trent'anni per il delitto della prima moglie di Cicalese avvenuto nel 1992
Milano, 23 dicembre 2009 -
Dopo la condanna a 15 anni di carcere per l'estorsione milionaria all'imprenditore bergamasco Ongis, si sono aperte le porte del carcere per Ugo Martello, 69 anni, considerato lo storico referente di Cosa nostra a Milano e in Lombardia. La cattura, su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gup del Tribunale di Milano Giuseppe Gennari su richiesta del pm Celestina Gravina, è stata eseguita all'alba dagli investigatori della Direzione investigativa antimafia di Milano. Gli stessi inquirenti che nel luglio 2008 avevano eseguito gli arresti dell'operazione Metallica che aveva portato in carcere gli uomini legati al clan di Pepè Onorato. Martello, conosciuto come il professore, è stato arrestato nella sua casa di via Nino Bixio, nel cuore di Milano. La condanna a 15 anni di carcere era stata emessa il 18 dicembre in rito abbreviato. Una condanna pesante aggravata dall'utilizzo - contestato a Ugo Martello - del cosiddetto "metodo mafioso". Del resto la storia di Ugo Martello è quella di 40 anni di Cosa nostra a Milano.  

Ugo Vittorio Benito Martello è nato a Ustica (Pa) il 24 febbraio del 1940, dal padre Giuseppe Martello e dalla madre Marianna Ciulla. Detto il professore, ha utilizzato diversi pseudonimi come Eugenio Apicella, Tanino o dottor Filippi. E’ il quarto di cinque fratelli: Rosa, Francesco, Biagio, e l’ultimogenito Mario.  Vive a Milano in via Nino Bixio, 37. Sposato (la moglie è insegnante), ha tre figli (due maschi e una femmina). Ugo Martello non ha la patente, ha la licenza media e di professione risulta commerciante, anche se non svolge nessuna attività. I suoi primi guai con la giustizia risalgono al 9 ottobre 1965 quando viene denunciato irreperibile per concorso in rapina e tentato omicidio, e porto d’armi. Fatti avvenuti a Palermo. Da quel momento Martello diventa latitante e si trasferisce a Milano dove secondo le forze dell’ordine: “operava sotto falso nome come anello di congiunzione tra i gruppi mafiosi già esistenti in questo capoluogo e quelli palermitani ed a loro volta collegati a organizzazioni criminale sempre facenti parte a cosa nostra operanti oltreoceano”. Il 3 febbraio 1967 viene condannato dalla Corte d’assise di Palermo a 14 anni per rapina e tentato omicidio, poi divenuti 16 in appello il 13 maggio del 1967. La sentenza veniva poi annullata dalla Cassazione che rinviava il procedimento alla Corte d’assise d’appello che il primo giugno del 1982 assolveva Martello per insufficienza di prove. Il 13 aprile del 1981 Ugo Martello è tra le 101 persone denunciate dalla criminalpol alla Procura di Milano per associazione per delinquere di stampo mafioso. Insieme a lui Alfredo e Giuseppe Bono, Tommaso Buscetta, Salvatore Enea, Vittorio Mangano, Federico D’Agata, Luigi Monti, Gaetano Fidanzati e i fratelli Carlo, Antonino e Giuseppe e Gerlando Alberti detto ‘u paccarè. Il 3 marzo del 1982 Ugo Martello viene arrestato a Milano sotto le mentite spoglie di Eugenio Apicella. Il 26 maggio del 1982 viene colpito da un mandato di cattura del Tribunale di Milano per associazione mafiosa e traffico  di droga insieme a Rosario Spatola, Giovanni, Giuseppe e Alfonso Gambino, Rosario Inzerillo, Emanuele, Domenico e Antonio Adamita. Il 14 febbraio 1983 è tra i destinatari del mandato di cattura nell’ambito del blitz di San Valentino. Con lui Alberti, Buscetta, Bono, Monti, Virgilio, Gangi e Fidanzati. Il 5 giugno 1984 nei suoi confronti viene emesso un mandato di cattura del Tribunale di Milano per associazione mafiosa. Secondo le accuse Martello, pienamente inserito all’interno di Cosa Nostra, gestiva uno dei più importanti traffici Italia-Usa di eroina insieme alle famiglie Bonanno, Bono e Inzerillo. 

Il 9 settembre 1984 è colpito da un nuovo mandato di cattura firmato dal Tribunale di Palermo nel procedimento Abbate + 365, sempre per associazione mafiosa. Il 7 novembre viene scarcerato per decorrenza dei termini. Il 23 maggio 1986 viene invece condannato a 14 anni di reclusione dal Tribunale di Milano. Il 10 dicembre 1990 la Corte d’assise d’appello di Palermo lo condanna a 5 anni e 4 mesi per associazione mafiosa. Nella sentenza si legge che “Martello è inserito nella famiglia di Bolognetta capeggiata da Giuseppe Bono”. Il 7 gennaio 1991 viene sottoposto alla libertà vigilata per tre anni: da quel momento lavora presso lo studio di un commercialista di via Manzoni, 9. Pochi mesi dopo viene di nuovo arrestato dalla squadra Mobile di Milano, per scontare la pena a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Il 16 aprile del 1992 si costituisce a San Vittore perché colpito da un ordine di esecuzione pene della Procura di palermo per 5 anni e 4 mesi per associazione mafiosa. Il 18 giugno del 1993 viene scarcerato con obbligo di soggiorno a Milano per tre anni. Il 21 febbario 1995 viene colpito da un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta della Direzione investigativa antimafia. Nell’inchiesta emerge che il pentito Francesco Marino Mannoia, ha definito Ugo Martello come appartenente alla famiglia di Bolognetta, mentre i fratelli Biagio e Mario a quella di San Giuseppe Jato. Mario Di Matteo invece parla anche di legami diretti tra Martello e Giovanni Brusca. Il 7 marzo 2001 viene colpito da un ordine di esecuzione pene della Procura di Milano per 17 anni e 4 mesi di carcere sempre per traffico di droga e associazione mafiosa. Il 7 ottobre del 2003 viene scarcerato dal carcere di Opera dopo un provvedimento di unificazione delle pene. Il 25 febbraio 2004 viene sottoposto alla libertà vigilata per tre anni con l’obbligo di restare in casa dalle 22 alle 7 e di presentarsi una volta a settimana (il venerdì tra le 9 e le 10) al commissariato di Città Studi di Milano. In questo periodo lavora come volontario all'ospedale Fatebenefratelli di Milano con un'associazione onlus per l'assistenza dei parenti dei malati. L’8 luglio del 2008 viene indagato a piede libero nell’ambito dell’inchiesta Metallica della Dia per estorsione. Il 28 aprile 2009 viene coinvolto nell’inchiesta Milano-Palermo per traffico di droga insieme a Luigi Bonanno e Salvatore Cangelosi, il cognato di Gaetano Fidanzati. Nel dicembre 2008 la condanna a 15 anni per estorsione nell'ambito dell'inchiesta Metallica. Il 23 dicembre l'arresto per esecuzione pena. (cg)