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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Processo Ortomercato. Inchiesta dimezzata, quella strana fretta nel chiudere le indagini

Nel 2007 l'operazione For a king portò al sequestro di 250 chili di coca, ma nessuno si preoccupò di capire da dove arrivasse il denaro per la droga. Il processo di primo grado ha svelato un giro  da tre milioni di euro all'anno, giocato su 9o cooperative

Lo speciale


L'operazione For a King, che prosegue un'indagine inziata dalla procura di Reggio Calabria, si conclude il 3 maggio 2007

Vengono sequestrati 250 chili di cocaina spediti dal Sudamerica e diretti a un campeggio di Verbania
Quindici le persone arrestate. Tra loro i capi Salvatore Morabito, Francesco Pizzinga, Antonino Palamara, Pasquale Modafferi e Francesco Bruzzaniti. In manette finisce anche un vigile della polizia annonaria e una funzionaria della banca Unicredit


Il 18 aprile 2007 inizia il processo in rito abbreviato per 18 imputati. Il primo agosto, il Gup, emette condanne fino a 14 anni. Pene confermate nella sentenza d'appello del 17 luglio 2009. 
La sentenza di primo grado per il rito ordinario è attesa invece a dicembre

16 ottobre - Ortomercato e ‘ndrangheta. Nel 2007 il binomio deflagrò sui giornali: 250 chili di cocaina sequestrati alla cosca Morabito. Parte di questo carico finì sul tavolo della Questura di Milano dove un’affollata conferenza stampa diede sostanza all’operazione For a King. Davanti alle telecamere il neoquestore Vincenzo Indolfi, l’ormai trasferito (a Roma) capo della squadra Mobile Vittorio Rizzi e il capo della sezione criminalità organizzata Maria José Falcicchia. Sui taccuni dei giornalisti finì l’organigramma di un’agguerrita banda di narcotrafficanti con buone entrature nei potenti clan di Africo. 

Su tutti Salvatore Morabito, nipote di Giuseppe Morabito, detto u tiradrittu, uno dei padrini più influenti della ‘ndrangheta. Qualcosa si disse su un night aperto proprio nel cuore del palazzo Sogemi, ancora meno su cene elettorali tra i boss e l’attuale consigliere regionale del Pdl Alessandro Colucci, nulla, invece, su una serie di cooperative di facchinaggio tutte riferibili a un unico consorzio diretto da un imprenditore calabrese. Questo, però, bastò a raccontare l’operazione For a king come l’ultima grande d’inchiesta di mafia all’ombra della Madonnina. 

A distanza di due anni, lo scenario è radicalmente cambiato. In questo periodo si è consumato un processo in abbreviato (primo grado e appello) contro capi e gregari della droga, tutti condannati per traffico internazionale di stupefacenti, ma non per associazione mafiosa. Chi, invece, ha scelto il rito ordinario si trova ancora alla sbarra. Ed è qui, al terzo piano del Tribunale di Milano, che l’inchiesta For a King giorno dopo giorno ha mutato forma e sostanza, diventando un’inchiesta di mafia vera e riciclaggio. Questo dicono le carte del processo, questo si ascolta durante le deposizioni dei testimoni. Eppure gli imputati devono rispondere solo di traffico di droga.

Uno strano paradosso. Ecco alcuni numeri per capire la sproporzione tra quello che si è fatto e quello, invece, che si poteva fare. Perché a fronte dei 250 chili di droga sequestrati (non un solo grammo fu trovato all’Ortomercato), oggi l’accusa, rappresentata dal pm Laura Barbaini, ha portato alla luce un castello societario composto da 90 cooperative, per lo più fasulle, e un giro di denaro di quasi 10 milioni di euro prodotto in appena due anni. Chiedere conto di questo alla dottoressa Barbaini vale una risposta sconfortata. “Che vuole – inizia – ho fatto appena in tempo a firmare la richiesta per dieci arresti, quelli della droga”. L’inchiesta, dunque, è stata chiusa in gran fretta. “Sa c’era di mezzo la droga”. E forse altro, ad esempio il trasferimento dell’allora capo della Mobile che probabilmente voleva lasciare Milano con un bel colpo. Obiettivo raggiunto, visto che le immagini di quei chili di cocaina sul tavolo della Questura hanno fatto il giro d’Italia. Il tutto a scapito delle indagine. Conferma, che arriva anche da Gian Gaetano Bellavia, il perito della procura che nel 2008 ha eseguito le perizie contabili sulle cooperative. “Quando la polizia – svela - è entrata negli uffici delle imprese ha sequestrato quello che si trovava davanti senza capirci nulla, perché non aveva uno schema investigativa a monte”. Una garve lacuna dovuta alla strana fretta della squadra Mobile. Una fretta che ha prodotto un’inchiesta dimezzata. Nelle prossime puntate vi racconteremo tutto quello che sta dietro a quei semplici 250 chili di droga. (dm)

(1 - continua)