Le condanneBuona parte degli imputati del processo Ortomercato sono già stati condannati con rito abbreviato. Condanne già confermate lo scorso luglio in Appello A 14 anni e 4 mesi è stato condannato Antonio Palamara, mentre Salvatore Morabito, nipote del boss Giuseppe Morabito, è stato condannato a 13 anni e 8 mesi Francesco Pizzinga e' stato condannato a 14 anni, Francesco Zappala' a 10 anni e 10 mesi, Pasquale Modaffari a 14 anni e Ignazio Spinnato a 5 anni | Milano, 17 marzo 2009 - Dopo due udienze, il pm Laura Barbaini ha concluso la requisitoria del processo per le infiltrazioni del clan Morabito-Palamara- Bruzzaniti all'Ortomercato di Milano, con le richieste di condanna per gli imputati che hanno scelto il rito ordinario. Il processo in abbreviato per i boss della droga è già al secondo grado di giudizio con la Corte d'appello di Milano che ha confermato lo scorso luglio le condanne di primo grado. Il pm Barbaini ha chiesto otto anni e 6 mesi per Paolo Antonio, il titolare della rete di cooperative utilizzate dalla cosca Morabito per il riciclaggio di denaro. A Paolo sono state riconosciute le attenuati generiche (si partiva da una pena di 10 anni). Dieci anni che sono invece stati richiesti per Mariano Veneruso, altro titolare delle coop di facchinaggio che lavoravano all'interno dell'Ortomercato di via Lombroso. Undici anni richiesti invece per Antonio Marchi titolare di diverse aziende, in particolare di macchine videopoker e proprietario di alcuni immobili. Lo stesso Marchi è ritenuto il factotum del narcotrafficante Francesco Zappalà. Per la funzionaria della Banca Unicredit di via San Marco e di via Mecenate, l'accusa ha chiesto 4 anni e 6 mesi di reclusione. Per Antonio Rodà, accusato di aver gestito partite di cocaina per conto della cosca, invece la richiesta è stata di 7 anni e 6 mesi, mentre per Maurizio Bruno è stato chiesto 1 anno e 8 mesi. Durante le udienze del processo nato dall'inchiesta For a King della squadra Mobile di Milano, sono emersi, oltre al traffico di cocaina con il Sud America, altri importanti sviluppi della rete di alleanze delle cosche calabresi. In particolare i contatti con Cosa nostra, grazie a una trama di fatture false e società satellite. Ma anche il castello societario messo in piedi dalla 'ndrina in collaborazione con gli imprenditori Antonio Paolo e Mariano Veneruso: oltre novanta società collegate per portare avanti gli interessi della 'ndrangheta che avrebbero riciclato quasi 10 milioni di euro. E anche episodi altrettanto inquietanti come l'assunzione da parte del gruppo del boss Salvatore Morabito, come apprendista in una ditta di Lonate Pozzolo. (cg/dm) |

