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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Strage di via Palestro, nuova indagine per svelare 16 anni di buio. Le sentenze: "L'esecuzione dell'attentato e gli autori restano ancora oscuri"

Degli attentati del '93, quello di via Palestro resta il più oscuro. Dopo 16 anni una nuova inchiesta cerca la verità sulla bomba di Milano. In uno speciale a puntate MilanoMafia.com prova a far luce sulla strage\Le sentenze

I fatti


Sono le 23,14 del 27 luglio 1993. quando una Fiat Uno imbottita di esplosivo parcheggiata davanti al Padiglione d'arte contemporanea di via Palestro a Milano, esplode provocando la morte di cinque persone

Nello scoppio restano uccisi il vigile urbano Alessandro Ferrari, i vigili del fuoco Stefano Picerno, Sergio Pasotto e Carlo La Catena, oltre all'immigrato marocchino Moussafir Driss

Secondo i periti del Tribunale la carica esplodente utilizzata in via Palestr era composta da circa 100 chili di una gelatina commerciale contenente EGDN - NG - DNT e Nitrato di ammonio arricchita con una miscela di tipo militare contenente tritolo e T-4. Il tutto avvolto in una miccia detonante alla pentrite
Milano, 25 novembre 2009 - Sono passati 16 anni e tre gradi di giudizio, ma c’è una frase, una sola, che nelle migliaia di pagine di sentenze e interrogatori ricorre da quel maledetto 27 luglio 1993. Meno di due righe dattiloscritte e sottolineate con una riga nera a pagina 289 della sentenza di primo grado della Corte d’assise di Firenze del 6 giugno 1998: “L’esecuzione della strage di Milano è rimasta praticamente oscura nelle modalità di esecuzione e, in parte negli autori”. Una frase che nella sentenza d’appello diventa quasi una premessa, una puntualizzazione necessaria per motivare esigui riscontri e dichiarazioni solo allusive dei pentiti. Dell’autobomba che la notte del 27 luglio del ’93 spazzò via cinque vite in via Palestro, davanti al Padiglione d’arte contemporanea, si sa poco o nulla. 

MilanoMafia.com in uno speciale a puntate prova a guidarvi attraverso sentenze, riscontri e nuove indagini sulle oscurità della strage di via Palestro. Nella sezione Documenti le sentenze della Corte d'assise di Firenze e quella della Corte di cassazione. Quanto alla strage, si sa, ad esempio, che l’esplosivo partì dalla Sicilia e si sa che probabilmente era dello stesso tipo utilizzato per le esplosioni di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma e per quella di via dei Georgofili a Firenze due mesi prima. Si sa che l’esplosivo partito dalla Sicilia è arrivato fino alle porte di Milano, ad Arluno, in quello che gli uomini del commando chiamano un pulciaio

Ciò che non si sa, invece, è come la Fiat Uno Grigia imbottita d’esplosivo e rubata in via Baldinucci, sia arrivata fino al Pac di via Palestro. Nessuno sa chi quell’auto abbia rubato, chi abbia caricato l’esplosivo, chi l’abbia parcheggiata in via Palestro e neppure chi abbia innescato la miccia. In pratica dalla sentenza di primo grado a quella di Cassazione, non c’è un riferimento, una parola in merito agli esecutori materiali della strage. Ed esecutori materiali significa anche appoggi, protezioni, basi logistiche milanesi, come si legge ancora nella sentenza di primo grado dei giudici di Firenze: “Purtroppo, la mancata individuazione della base delle operazioni a Milano e dei soggetti che in questa città ebbero, sicuramente, a dare sostegno logistico e contributo manuale alla strage non ha consentito di penetrare in quelle realtà che, come dimostrato dall’investigazione condotta nelle altre vicende all’esame di questa Corte, si sono rivelate più promettenti sotto il profilo della verifica “esterna”. Ci si riferisce, in particolare, alle possibilità offerte dall’indagine analitica sul passaggio dell’esplosivo in un determinato posto e su determinati mezzi; alla memoria che sempre lascia negli uomini il passaggio delle persone in un certo posto; ai lembi di prova che spesso restano attaccati agli autori di determinati fatti; ecc”. Per rendere l’idea dell’alone di mistero che circonda la strage di via Palestro, basta pensare che le sentenze descrivono con maggiori particolari e dettagli (anche nel racconto dei pentiti), un altro attentato, quello mai avvenuto allo stadio Olimpico di Roma. Di questo episodio si ricostruisce la passo passo l’organizzazione logistica, la preparazione, le responsabilità. 

Ecco invece come la Corte di cassazione nella sentenza del 6 maggio 2002 ricostruisce i fatti di via Palestro: "L’episodio di Milano è stato ricostruito in base alle dichiarazioni di Pietro Carra, Antonio Scarano, Emanuele Di Natale e Umberto Maniscalco. Carra, unitamente a Lo Nigro che aveva con sé una miccia, aveva trasportato ad Arluno l’esplosivo, che era stato macinato e confezionato da Spatuzza, Lo Nigro e Giuliano nel rudere di Mangano, consegnandolo il 23 luglio; Lo Nigro e Giuliano si erano poi recati rispettivamente il 26 e il 27 luglio, a Roma, ove Scarano era impegnato nella preparazione degli attentati alle chiese, Scarano aveva appreso da Lo Nigro che quella sera sarebbero successe cose eclatanti in tutta Italia; aveva inoltre sentito Lo Nigro chiedere a Giuliano se aveva lasciato tutto a posto a Milano e quest’ultimo rispondere affermativamente; dopo gli attentati aveva sentito i predetti parlare tra loro e dire che le bombe di Milano e di Roma sarebbero dovute esplodere contemporaneamente a mezzanotte, ma che a Milano lo scoppio era avvenuto un’ora prima del previsto; la sera del 27 luglio, mentre preparavano l’autobomba nel cortile di via Ostiense per le stragi di Roma, Scarano aveva riferito a Di Natale che quella sera sarebbero scoppiate altre bombe anche a Milano; Scarano sollecitato da Di Natale a portare via l’esplosivo da via Ostiense in Roma, aveva risposto di avere pazienza perché doveva accordarsi con altre persone di Milano”

Sulle responsabilità invece interviene la sentenza d’Appello di Firenze: “La Corte ha giudicato quindi autori materiali della strage di Milano, innanzitutto, giusto il racconto di Pietro Carra, Salvatore Grigoli, Antonio Scarano e Pietro Romeo, le persone da questi espressamente indicate. Vale a dire, Antonino Mangano, Giuseppe Barranca, Francesco Giuliano, Cosimo Lo Nigro, Gaspare Spatuzza. Alle persone sopra dette, indicate dai collaboratori, vanno aggiunte Giacalone Luigi, Benigno Salvatore e gli stessi Antonio Scarano e Grigoli Salvatore. Oltre che naturalmente lo stesso Carra”. Eppure le sentenze non svelano chi e quando portò la Fiat Uno in via Palestro e neppure chi effettivamente la caricò d’esplosivo. Restano poi oscuri i fiancheggiatori del commando. I mandanti delle stragi del ’93 secondo la giustizia sono i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, che non a caso vengono arrestati proprio a Milano. Del botto di via Palestro però si continua, 16 anni dopo, a sapere poco. Pochissimo. (cg)