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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Faida Arena-Nicoscia, il bazooka per uccidere il boss è arrivato da Milano

Eseguite 37 ordinanze di custodia, arresti anche in Lombardia. Il gip: "Dal Nord le armi usate per uccidere il capoclan Carmine Arena. Forse destinati alla cosca anche i due lanciarazzi sequestrati a Buccinasco nel 2004"

L'operazione


Sono 37 le ordinanze di custodia eseguite dalla polizia tra Crotone, l'Emilia e la Lombardia nell'ambito dell'operazione Pandora. L'indagine ha riguardato la faida tra i clan Arena e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto

Durante le indagini sono stati scoperti gli autori dell'omicidio di Carmine Arena il 2 ottobre del 2004, quelli di Mario Manfredi il 3 dicembre del 2005 e quelli di pasquale Tipaldi il 24 dicembre del 2005

In Lombardia sono stati arrestati, tra gli altri Carmine Vittimberga e la moglie Graziella Manfredi,, sorella di Mario Manfredi, entrambi di Borgarello (Pv). Arrestato a Brugherio, invece, l'imprenditore Carmelo Laporta, 40 anni, cognato di Pasquale Nicoscia
Milano, 26 novembre 2009
- Più di ogni altra descrizione, di ogni inutile e macabro aggettivo, ci sono le parole usate dai poliziotti nella loro relazione di servizio. Un racconto asciutto, essenziale, e allo stesso tempo in grado di far venire i brividi. Si parla dell'omicidio di Carmine Arena, del super boss Carmine Arena. Sono le 19,45 del 2 ottobre 2004, Arena, classe 1959,  è in auto con Giuseppe Arena, classe 1966, che dopo la sua morte prenderà il comando della cosca. 

Ecco cosa scrivono i poliziotti: "Le due vittime,  Carmine Arena – ucciso - e Giuseppe Arena cl. 66 – rimasto solo ferito - si trovavano a bordo del veicolo tipo Lancia Thema di colore nero, tg. BH 318 BS, blindato, fermo davanti al cancello ad apertura automatica, dell’ingresso all’interno dell’area, sita in località Pillinzi di Isola Capo Rizzuto, ove si trovano diverse abitazioni di componenti della famiglia Arena, tra cui quella della vittima. L’agguato mortale veniva compiuto con 5 diverse armi da fuoco: un lanciarazzi RBR M80 calibro 64 mm, dal quale è stato esploso il razzo anticarro che ha perforato il veicolo; due fucili d’assalto a funzionamento automatico, cal. 7,62 x 39 mm, tipo kalashnikov;  un fucile d’assalto a funzionamento automatico, cal. 7,62 x 54 R mm, tipo kalashnikov serie PK; un fucile a funzionamento semiautomatico, marca benelli mod. 123 SL 80, cal. 12. Sono stati rinvenuti n.29 bossoli e n. 6 cartucce cal. 12 (2 nell’immediatezza dai carabinieri e 4 in data 7 ottobre dalla Polizia di Stato), oltre al codolo del lanciarazzi ed a diverse schegge e frammenti metallici, tutti riconducibili alle armi suddette; l’azione di fuoco è stata inoltrata con direzione, dall’alto verso il basso; infatti, il luogo dal quale i killer hanno sparato è stato individuato, in sede di sopralluogo, in una collinetta posta praticamente di fronte - ed ovviamente a maggiore altezza – rispetto all’abitazione della vittima; il veicolo non è stato perforato dall’azione di fuoco dei fucili, attesa la blindatura massima pressocchè totale del mezzo, ma solo dal razzo anticarro che ha perforato il veicolo sulla parte posteriore sinistra del tetto”. 

Queste armi, compreso il lanciarazzi, secondo gli inquirenti della squadra Mobile di Crotone arrivavano dalla Lombardia. E quasi certamente dall'hinterland di Milano. Lo scrive nero su bianco il gip Assunta Maiore, nell'ordinanza di custodia cautelare (che MilanoMafia.com mette a disposizione nella sezione Documenti): "Diversi elementi fanno ritenere che l'arma sia giunta dalla Lombardia, non ultimo, il fatto che a Buccinasco, provincia di Milano, all’incirca un mese prima dell’agguato, siano stati rinvenuti due Bazooka della stessa tipologia di quello usato per l’omicidio in esame, oltre alla circostanza che dall’esame dei capi relativi alle armi, emerge che gli accoliti che risiedono a Pavia sono solerti nel reperire armi da trasferire ai sodali di Isola". Parole chiare che trovano ulteriori conferme nelle intercettazioni telefoniche e nelle dichiarazioni del pentito Giuseppe La Porta. Scrive ancora il gip: "Già nel 2001, il testimone di giustizia Giuseppe La Porta, aveva riferito che vi era, da parte del gruppo Nicoscia, il progetto di uccidere Carmine Arena, usando un bazooka proveniente da Milano, in quanto ritenuto responsabile dell’omicidio di Rosario Capicchiano". 

C'è poi una conversazione nel carcere di Livorno registrata dalle microspie del Gico della guardia di Finanza di Milano nel corso di un'altra indagine, quella sulla rete di coca e locali del clan Coco Trovato, tra il detenuto Mario Trovato (fratello del boss Franco Coco Trovato), il figlio Giacomo, Palmerino Rigillo, cognato di Trovato e Domenico Rigillo. Proprio Palmerino Rigillo rifersce al detenuto Mario Trovato: "E quell’attrezzo, secondo me, da qui a Milano glielo hanno mandato. Sapevamo tutto sapevamo tutto noi, sono andato da Carminùzzu e glielo detto, gli ho detto…: 'vedi che questi qua si sono attrezzati che hanno un bazooka'”. Scrivono ancora gli investigatori: "Quanto al bazooka o lanciarazzi, è opportuno evidenziare sin d’ora che due bazooka monouso mod. M 80 – dunque, della stessa tipologia di quello usato nell’agguato sono stati rinvenuti in data 19 agosto 2004 nella campagne di Buccinasco, paese in provincia di Milano. Il luogo ed il tempo del rinvenimento - all’incirca 40 giorni prima dell’agguato – sono, per come vedremo, circostanze di notevole valenza probatoria".  Per il giudice, insomma quelle armi trovate a Buccinasco erano destinate alla faida di Crotone. (cg)