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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Operazione Pavone, la direttrice di banca chiede aiuto ai mafiosi: "A quello spaccategli le gambe"

Nell'istituto San Paolo di piazzale Corvetto la banda legata a Luigi Siciliano riciclava il denaro della droga. E in cambio la banca chiedeva aiuto per il recupero crediti

L'operazione


Sono 75 gli indagati, tutti destinatari di ordinanze di custodia cautelare su richiesta della Dda di Milano, finiti nell'operazione Pavone. I mandati di cattura (alcuni già in carcere, altri 19 eseguiti durante l'inchiesta in flagranza di reato) sono stati eseguiti dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale

L'indagine ha preso le mosse da un traffico di cocaina e hashish dal Marocco e dalla Spagna, controllato da Gerardo Gadaleta, detto Gerardo il criminale. Legati a lui anche il gruppo di Quarto Oggiaro e Domenico Brescia, il sarto già finito nei guai dopo la fuga di notizie sulle intercettazioni con Mancini e altri giocatori e dirigenti nerazzurri

Tra gli arrestati anche un gruppo napoletano legato alla camorra e guidato da Luigi Siciliano. Lui, una volta arrestato, aveva corrotto una guardia penitenziaria per cambiare cella e mantenere i contatti con l'esterno. Tra gli arrestati anche un agente di polizia di 39 anni U. S, residente a Torrevecchia Pia, in provincia di Pavia. E due avvocatesse di Milano
7 novembre 2009 -
“Gli faccia un bello mazziatone...tieni qualche mafioso...eh, mi raccomando”. E’ da poco passato mezzogiorno del 5 luglio 2006. Vincenzo Busso, imprenditore-riciclatore per conto del trafficante Luigi Siciliano, chiama al telefono Angela D.F., direttrice della banca San Paolo Imi di piazzale Corvetto (oggi Intesa-San Paolo). Busso chiede conto di alcuni movimenti bancari per 90 mila euro da fare eludendo le norme antiricilcaggio. Ma nella telefonata si parla soprattutto di recupero crediti. La direttrice dell’istituto chiede aiuto a Busso e ai suoi amici per recuperare 2 mila euro da un cliente: “uhm, uhm, però fammi recuperare quei duemila euro”, chiede la donna. “Stai tranquilla che glieli faccio recuperare”, la risposta di Busso. E così la direttrice – oggi interdetta dalle sue funzioni per un anno come disposto dal giudice per le indagini preliminari nell’ambito dell’operazione Pavone del Ros dei carabinieri -, specifica le sue richieste: “Gli faccia un bello mazziatone...tieni qualche mafioso...eh, mi raccomando”. 

Conversazioni riportate nell’ordinanza d’arresto del gruppo legato a Luigi Siciliano e Gerardo Gadaleta e Domenico Brescia. Annota il gip nell’ordinanza emessa su richiesta del pm Marcello Musso: “altre conversazioni vengono richiamate perché servono a provare il particolare rapporto che Busso intrattiene con la filiale del San Paolo. Con quella che segue si documenta che continua questa incredibile richiesta da parte della filiale di banca - dunque non solo della direttrice - di intervento in funzione di recupero crediti”. In questa telefonata, tre ore dopo la precedente, interviene anche un impiegato della banca che raccomanda l’intervento per recuperare il credito. A chiamare l’istituto di piazzale Corvetto è ancora Vincenzo Busso, stavolta risponde tale Salvatore, impiegato dell’istituto. E’ lui a chiedere a Busso le condizioni di salute di Stefano C., il creditore della banca. Busso risponde che lo stesso "sta bene...sta bene ancora per poco... " e allora Salvatore continua con la sua richiesta: “quando gli spezzeranno le gambicelle?”. L’imprenditore, così come annotato nell’ordinanza di custodia cautelare, risponde di “avergli mandato per due sere di fila suo fratello a citofonare a casa e che non ha risposto nessuno”. Per questo il bancario chiede che cosa debbano fare. Busso risponde di “non preoccuparsi e che lo aspettano, che magari lo stesso è andato a farsi due giorni di ferie con i soldi del San Paolo (della banca, n.d.r.). E a questo punto Salvatore ribatte dicendo che Stefano C. "..i giorni di ferie se li andrà a fare con le stampelle... ". 

Si legge nell’ordine di custodia: “Per la direttrice di banca Angela D.F. il pm ritiene di dover richiedere la misura cautelare interdittiva dall'esercizio della funzione bancaria che è funzione di servizio pubblico. La D.F, nella sua qualità di direttrice della filiale di piazzale Corvetto della banca San Paolo Imi di Torino, cooperata senza ritegno con il Busso Vincenzo, al quale si rivolge con il 'tu', in qualsiasi operazione che il Busso le richiede, pur di tenersi il cliente, e quindi anche nella sostituzione di denaro, mediante deposito in banca attuato con artifici tali da occultarne la provenienza e da non lasciarne traccia sui conti correnti del Busso. Non si è dubbio che quando si sente il responsabile di agenzia bancaria aderire alla richiesta del proprio cliente - come si sente fare da parte della D.F. nella conversazione del 5.7.2006 - che vuole depositare 90 mila euro ' ... però non dobbiamo farli vedere... ' e domanda al responsabile bancario di "trovare il sistema"; quando lo si sente proporre la soluzione in modo da eludere - detto esplicitamente - le norme 'antirìciclaggio', tramite'"... un'operazione per cassa però li dobbiamo metterli su un fondo ... ', senza farli transitare sul conto del riciclatore, è del tutto evidente che tale responsabile va fermato e gli va impedito di continuare, anche perché, e per di più, nel caso di specie si assiste ad una sorta di baratto, e cioè alla richiesta, da parte del responsabile dell'agenzia, di essere aiutato, a sua volta e da parte del cliente a recuperare un credito di altro cliente, una sorta di incarico a recuperare il credito andando 'a casa' del debitore". (cg)