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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Pietro Matranga il manager della cocaina latitante in Spagna. Suo fratello fu amico dei socialisti

Il  boss è evaso dagli arresti domiciliari. Secondo gli investigatori si troverebbe in Spagna. Nel 1991 fu arrestato in Florida mentre stava trattando un carico di 400 chili di cocaina da spedire in Italia

Il Gianni

Al secolo Gioacchino Matranga, fratello di Pietro. Classe '45, originario di Piana degli Albanesi è attualmentedetenuto nelcarcere di Opera con fine pena 2027

Fin dagli anni Ottanta sringe rapporti con gli ambienti di Cosa nostra. Tanto che nel 1982 compare nel famoso rapporto Michele Greco + 161 con l'accusa di traffico internazionale di stupefacenti

Nel 1984 viene coinvolto nel maxiprocesso di Palermo. A incastrarlo sono le rivelazione del pentito Tommaso Buscetta.

Nel 1999 viene arrestato dai Carabinieri di Milano per un traffico di 400 chili di cocaina dalla Colombia, con lui finisce in manette, l’avvocato Natale Montanari

A partire dal 2005 si trasferisce ai domicialiri nella sua casa di  San Giuliano Milanese. Dal 2006è di nuovo in carcere


Milano, 5 novembre 2009 -
Giù a Palermo, li chiamano “i brookers di Cosa nostra”, qui a Milano, invece, sono sempre stati i Matranga. Un cognome che ha pesato e pesa nei kriminalbar di viale Zara come nei salotti della politica. Loro, i due fratelli, Pietro e Gioacchino, negli anni Settanta hanno studiato da contrabbandieri, poi, nel decennio del craxismo rampante, hanno iniziato a diversificare trasformandosi nei più grandi manager della droga al pari dei Cuntrera-Carruana. E oggi? Oggi Gioacchino, detto il Gianni, se ne sta nel carcere di Lodi con una condanna a 22 anni, mentre Pietro vive da latitante in Spagna. O almeno così la pensano alla Squadra di Mobile di Milano.

Evaso dai domiciliari, Pietro Matranga da tempo ormai si gode una latitanza dorata nei grandi alberghi della costa spagnola. Il suo ultimo arresto risale al 6 ottobre 2000, quando i carabinieri di Ventimiglia fermano un’auto nei pressi di Assago. A bordo ci sono tre persone. Tra loro Pietro Matranga. I tre stanno tornando da un viaggio in Spagna con un carico di cocaina, circa 6 chili di polvere bianca ancora da tagliare. Cinque anni dopo, gli investigatori della Dia sequestrano un milione di euro tra conti correnti e appartamenti. Al centro dell’inchiesta il riciclaggio dei narcoeuro gestito da un lato da Stefano Polito, boss della ‘ndrangehta legato alla cosca Mancuso-Pesce e dall’altro da Pietro Matranga che dal carcere avrebbe proseguito le operzioni di reinvestimento di denaro grazie all’aiuto di un imprenditore e di un pensionato.

Eppure la carriera di Pietro inizia molti anni prima. Nel 1991, infatti, viene arrestato a Miami, esattamente pochi giorni prima di organizzare un carico di 400 chili di cocaina da inviare in Italia. In quel periodo, gli uomini della Dea lo cercano ovunque, arriverano a lui solo perché viene bloccato per eccesso di velocità. Pochi giorni dopo, mentre Pietro Matranga, viene estradato, la squadra mobile di Milano inizia a seguire un altro palermitano, un tale Pietro D’Amico che gestisce un bar in via San Dionigi al Corvetto. Si tratta dello stesso locale finito in un’inchiesta che il 28 aprile 2009 ha portato in carcere un gruppo di uomini legati a Cosa nostra, tra questi Luigi Bonnano, trafficante legato ai Lo Piccolo. Il nome di Pietro compare poi accanto a quello del più influente fratello Gioacchino, quando il Gianni viene arrestato per un traffico di quasi mezza tonnellata di cocaina. Il carico sarebbe dovuto arrivare al porto di Massa Carrara nascosto in blocchi di travertino provenienti da un cava in Ecuador di un imprenditore perugino.

Ma c’è di più: Gioacchino Matranga, già coinvolto nel maxiprocesso di Palermo grazie alle rivelazioni di Tommaso Buscetta, nel 1990 allaccia relazioni pericolosi con diversi maggiorenti del Partito socialista. Il suo collegamento è un tale Aslam Pignatelli, detto Jimmy, uno che ha solo la quinta elementare eppure all’epoca siede nel consiglio comunale di Magenta. Pignatelli è un tipo estroverso, fa il fioraio, poi si mette nell’edilizia, qualcuno lo minaccia, gli sparano addosso e alla fine lo sfregiano durante un finto rapimento. Lui annusa  la puzza della ‘ndrangheta e allora si mette nelle mani di un tale Giuseppe Lombardo detto il Biscione che negli anni Ottanta a San Vittore ha conosciuto Matranga. Il Gianni e Jimmy. In comune la stessa passione per il Garofano. In più il boss, spalleggiato sempre dal fratello Pietro, entrambi legati al padrino di Cinisi Gaetano Badalamenti, promettono pacchetti di voti durante alcune cene elettorali organizzate da Pignatelli. Sono tavoli pericolosi  a cui siede il boss ma anche uno come Loris Zafra, all’epoca assessore all’Edilizia privata nella giunta del sindaco Pillitteri. Zaffra, dopo quel pasticcio di cui si disse inconsapevole, fu coinvolto in Tangentopoli. Doveva succedere a Mario Chiesa nella direzione del Pio Albergo Trivulzio ma venne arrestato. Oggi, dopo l'assoluzione, è il presidente dell'Aler. (dm)