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Antonino Pristeri, dallo chemin de fer alle cosche. Voleva trasformare un castello in bisca di lusso

Calabrese, 64 anni, Pristeri è stato arrestato da latitante il 4 novembre scorso. Deve scontare 12 anni di carcere. La sua è una storia criminale che attraversa trent'anni di malavita

Chi è?


Antonino Pristeri  è nato a Reggio Calabria nel 1945. Secondo alcuni pentiti sarebbe affiliato alla 'ndrangheta

Negli anni Settanta frequenta le bische di Turatello ed Epaminonda. Dopodiché traffica droga per conto di clan siciliani e calabresi 

La sua storia criminale finisce il 4 novembre scorso quando viene fermato dalla polizia a Colgno Monzese. In quel momento Pristeri è latitante. Deve scontare 12  anni di carcere per associazione a delinquere

8 novembre 2009 - Tutti quello che lo hanno conosciuto lo ricordano con quel medaglione al collo. Catena e cornice d’oro massiccio, dentro la foto del fratello ammazzato. Particolari da malavita. Da gente che la pistola non la lascia mai a casa. E lui, il ferro ha iniziato a usarlo da giovanissimo, quando si presentava accavallato (armato, dnr) nelle bische di Turatello. Come del resto non si è mai tagliato i grossi baffi, fedelissimo agli abiti scuri, meglio se doppio petto. Perché in fondo Antonino Pristeri (foto a sinistra) quegli anni Settanta, pieni di piombo, bella vita e cocaina, non li ha mai abbandonati. Calabrese di Reggio, classe ’45, l’ultimo expolit lo ha tentato poche settimane fa, quando, dopo la sentenza di condanna a dodici anni per un procedimento del 2004, si è dato latitante. La Squadra mobile lo ha bloccato il 4 novembre scorso in via Trento a Cologno Monzese. In una mano la valigia, nell’altra la pistola.

Solo l’ultimo atto di un romanzo  criminale che questo calabrese dal volto tondo e dagli occhi cattivi inizia a scrivere copiando gesti, modi, parole di Turatello ed Epaminonda. Gangaster in brillantina che parlano milanese con l’accento catenese. E così le bische di via Panizza, corso Sempione e via Lopez sono le sue scuole medie e superiori. Ma è l’eroina degli anni Ottanta a definerne forza e interessi. Di Pristeri si inizia a parlare ai piani alti di un cda chiamato mafia. Va detto che per questo viene perseguito e processato, ma alla fine prosciolto. Eppure di lui sanno in moltissimi. Ad esempio il pentito Antonio Zagari, uno che spillo e santino li vidi poco più che 17enne. Dice: “Pepè Flachi e Franco Coco Trovato ne hanno sempre parlato come persona a loro legata, come di un pezzo grosso della ‘Ndrangheta detenuto in carcere”.

E con la coppia d’oro del crimine milanese, lui, Antonino, inizia a lavorarci l’estate dopo la vittoria nel Mundial spagnolo. “Nel settembre del 1982 – dice sempre Zagari – rividi Coco fuori dal carcere. All’epoca era assolutamente noto tra di noi che Coco aveva abbandonato le vecchie attività di rapine e di sequestri di persone e si era dato al traffico di stupefacenti che controllava e dirigeva nella zona di Lecco, insieme ad un altro calabrese di Reggio Calabria, Antonio Pristeri, al quale avevano ammazzato il fratello”. Solo un anno prima, Pristeri, forte dell’esperienza maturata ai tavoli dello chemin de fer, decide di mettersi in proprio. Racconta Zagari: “Avevo conosciuto Pristeri in carcere a Fossano, credo nel ‘77 o ’78. Poi lo rividi a Milano con mio fratello Enzo, con JimmyPangallo, con Domenico Valente. Tutti eravamo affiliati alla ‘ndrangheta. Scopo dell’incontro era pianficare l’acquisto di un castello da trasformare in bisca per clienti di alto livello. La cosa si svolse in un locale sui Navigli in via Ludovico il Moro. Dietro questo progetto c’era la regia di Paolo De Stefano”.

In quegli anni è l’eroina il vero bussiness. E lui, secondo i pentiti, avrebbe giocato il ruolo di fornitore per boss come Flachi e Coco. Nella sua agendina non manca il nome di Antonio Schettini, luogotenente di Trovato, amico dei corleonsei, coinvolto nell’omicidio del figlio di Raffaele Cutolo, oggi pentito con 59 omicidi sulle spalle. Ma Pristeri tenterà, senza riuscirci, di stringere alleanza anche con Biagio Crisafulli. I due si conoscono in carcere. Il no di Dentino arriverà tramite il fidato Vittorio Foschini, killer, oggi collaboratore di giustizia.

Terminate le grandi stagioni di mafia, con molti compari in carcere, Pristeri si ricicla rapinatore e capobanda. Nel 2004 viene arrestato assieme ad altre 43 persone, tutte accusate di associazione semplice. L’idea è quella di riprendersi la zona a Nord di Milano, quella che da Quarto Oggiaro arriva alla Comasina. Come copertura, il gruppo di Pristeri usa una cooperativa di ambulanze, la Croce verde di San Giuliano. Il traffico di cocaina resta l’entrata principale del gruppo. La droga arriva dalla Spagna per essere smerciata nei locali gestiti dalla banda. Un controllo del territorio, che Pristeri e compagni ottengono a suon di piombo. Così il 12 settembre 2002 il ristorante Moby Dick 2 di viale Monza viene distrutto a colpi di mitra. Il tutto davanti al titolare e ad alcuni clienti. Quindi tocca a un ristorante africano distrutto da una granta a frammentazione. Pochi mesi dopo, la Dia gli sequestra beni per un milione di euro. Tra questi una discoteca in porta Ticinese e quattro auto di lusso. La storia criminale di Pristeri si conclude nel 2007 quando il suo nome compare tra i vecchi soci del bar Talon di via Pontenuovo, un locale gestito da un italiano che ricetta la roba rubata nelle ville di mezza Lombardia da una banda di albanesi. (dm, gt)