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Sesto, con le cooperative sociali rinasce l'ex night club confiscato dal Tribunale

Il Consiglio comunale di Sesto San Giovanni ha acquisito ieri un appartamento e un locale confiscati alla mafia. La Regione finanzierà con 150 mila euro l’estinzione dei mutui che gravano sui due immobili

La scheda


Nove appartamenti, quattro box, un negozio e un locale: questi i beni confiscati alla mafia gestiti oggi dal Comune di Sesto San Giovanni

Sono stati riutilizzati per il recupero di ex tossicodipendenti e casi sociali, attività istituzionali (Informagiovani) e case popolari. Gli spazi in attesa di assegnazione sono destinati a donne maltrattate, persone con disagi psichici e associazioni locali

Con 18 beni, Sesto è il terzo comune in Lombardia per numero di immobili confiscati presenti sul proprio territorio
Sesto San Giovanni, 23 febbraio 2010 –
Da night club a sede di associazioni, da rifugio per i mafiosi a residenza per categorie protette. È quanto accadrà a un locale e a un appartamento di Sesto San Giovanni, confiscati alla criminalità organizzata e acquisiti ieri sera dal Consiglio comunale. L’ex discoteca di viale Gramsci, composta da un locale sul piano strada e da un seminterrato, è stata confiscata dal Tribunale di Milano quattro anni fa. Ospiterà un’associazione del territorio con attività sociali, rispondendo a un bisogno molto sentito in città: “La lista dei gruppi in cerca di una sede – dice Alessandro Pozzi, assessore ai Servizi socio-sanitari – è già lunga”. L’appartamento di via Corridoni, a poche centinaia di metri dal locale e confiscato nell’ottobre 2005, sarà destinato a persone svantaggiate (ex tossicodipendenti, disabili o con disagi psichici) che proseguiranno un percorso di autonomia. La priorità sarà data a cittadini sestesi oggi seguiti in altri Comuni, così da riavvicinarli alla loro realtà. Questo tipo di recupero sarà possibile grazie alla cooperazione tra Comune, cooperative sociali e istituzioni sanitarie. 

C’è però un ostacolo all’utilizzo immediato dei beni: entrambi sono gravati da un mutuo, che dovrà essere estinto dal Comune prima di averne la piena disponibilità. 80 mila euro per l’appartamento – già ricevuti dalla Regione – e 68 mila euro per il locale. Anch’essi stanziati dal Pirellone, arriveranno con il prossimo bando. La presenza di ipoteche bancarie è uno degli ostacoli maggiori al riutilizzo degli immobili, come ricorda spesso don Luigi Ciotti (nella foto), che proprio venerdì scorso era a Sesto: “Qualcuno deve spiegarmi come hanno fatto le banche a concedere mutui a Riina e Provenzano”, ha detto. Naturalmente le cosche usano dei prestanome, ma di fatto è questo che succede.

Diventano così 15 i beni confiscati acquisiti al patrimonio comunale sestese. Con un totale di 18, l’ex Stalingrado d’Italia è il terzo comune in Lombardia per numero di beni presenti sul proprio territorio. Proprio in queste settimane l’assessorato alle Pari opportunità, guidato da Lucia Teormino, sta preparando il bando per l’assegnazione di appartamenti dove saranno ospitate donne maltrattate e persone con disagi psichici non gravi. Si tratta del più grande bene confiscato presente a Sesto: un’intera palazzina di tre piani, in centro città, che comprende cinque appartamenti e quattro box, acquisito dal Consiglio comunale lo scorso settembre. Anche in questo caso il recupero è stato possibile grazie alla collaborazione tra istituzioni: i lavori di ristrutturazione dell’immobile partiranno in questi giorni grazie a un finanziamento regionale di 120 mila euro. (mdf)