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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



L'omicidio dello stadio. Giovanni Di Muro legato ai Servizi segreti. Confidente di un uomo del Sismi che indaga sul trafficante siciliano Luigi Bonanno

L'uomo del Sismi entra in contatto con Di Muro grazie alla mediazione di due agenti dell'antiterrorismo. L'interesse dei servizi segreti è legato ai legami della vittima con Luigi Bonanno che in quel periiodo stava trafficando droga per conto dei Lo Piccolo 

Il delitto


Giovanni Di Muro viene ucciso alle 11,50 del 5 novembre 2009 in via dei Rospigliosi davanti allo stadio di San Siro

Il 27 novembre la sezione omicidi della Squadra mobile arresta due persone. Si tratta del napoletano Antonio Daponte,  professione macellaio, residente a Rozzano. Sarebbe stato lui a sparare. Il secondo uomo è Nicola Valente, pugliese di Trani, ma residente in piazza Bonomelli.

Dopo la notizia del legame di Di Muro con i servizi e l'interessamento del Sismi per Luigi Bnanno, tornano di attualità proprio i legami tra Bonanno e Valente. Per anni il pugliese sarebbe stato il ptrestanome dle trafficante siciliano.

Nuovi scenari che alimenterebbero altri moventi, oltre a quello di un debito per una partita di orologi rubati non pagati e al coinvolgimento di Di muro con una banda di slavi

Milano, 14 gennaio 2010
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Ucciso con tre colpi di pistola davanti allo stadio di San Siro. Eppure prima di finire così, il salernitano Giovanni Di Muro (nella foto) è stato un costruttore edile, socio in un negozio di oro e gioielli, ma anche amico di Pepè Onorato, e mediatore, proprio per il boss calabrese, con gli uomini di Cosa nostra. Ma non è finita perché stando a un’informativa del Sismi (Servizio segreto militare), depositata agli atti del processo Metallica e che Milanomafia.com ha potuto leggere, Di Muro per un certo periodo è stato anche un confidente dei Servizi segreti, i quali, dopo averne sfruttato le conoscenze con il trafficante Luigi Bonanno, lo hanno gradualmente mollato. Particolare che se confermato potrebbe ridisegnare il movente dell’omicidio di via dei Rospigliosi. Tanto più che uno dei due uomini arrestati per quel delitto, il pugliese Nicola Valente, secondo alcune fonti, per anni sarebbe stato il prestanome dello stesso Bonanno. 

Andiamo con ordine. Nel febbraio 2006, il gruppo di Pepè Onorato inizia a pianificare l’estorsione all’imprenditore bergamasco Giancarlo Ongis. Si tratterà di un affare da oltre tre milioni di euro. Prima di Ongis, nella rete dei calabresi ci finisce Romano Patti, altro imprenditore di metalli che, in quel periodo, è legato a Ongis per creare un bel tesoretto di fondi attraverso un giro di fatture false. Due uomini gli mordono le caviglie. Si tratta di Michele Mastropasqua e Antonio Di Chio, “i due zanza” di cui parlerà pochi mesi dopo il pentito Luigi Cicalese. I “due zanza” entrano in scena già tempo prima. Patti li conosce, infatti, attraverso Roberto Di Marco, suo amico. A Di Marco, Patti presta dei soldi senza averli indietro. Per questo si rivolge ai D’Ascanio, padre e figlio legatissimi a Onorato. Da qui la presenza di Matrsopasqua e Di Chio che si attivano per recuperare il denaro che Di Marco restituisce a Onorato seduto ai tavolini del bar Ebony. In questo caso il mediatore è Giovanni Di Muro. Ruolo che il salernitano riveste anche nella faccenda con Patti, atraverso il quale viene a sapere della vicenda Ongis.

Inizia la primavera e Di Muro, oltre ai bravi ragazzi dell’Ebony, manda avanti la sua attività edile. Qui incontra due strani personaggi, due macedoni conosciuti con i nome di Boban e Tecla. "Sono due ladri – dice il pm nella sua requistoria riprendendo le parole dello stesso Di Muro – ma sono due bravi ragazzi, specializzati in un furto particolare perché rubano i moduli delle carte d’identià nelle case comunali”. Documenti molto ricercati che i due vendono, guarda caso, fuori dal bar Ebony. Per questa loro attività, Boban e Tecla da qualche tempo sono entrati in contatto con due agenti dell'antiterrorismo. Che fa Di Muro? Racconta la faccenda Ongis ai due macedoni che ne parlano a quelli dei servizi. A loro il racconto interessa relativamente, ma visto che nello scenario tratteggiato da Di Muro rientra anche Luigi Bonanno, uno dei maggiori trafficanti di droga a livello mondiale, l’informazione la passano a un superiore, anche lui uomo del Sismi.

Si tratta di un ex agente della Questura di Milano, oggi capocentro a Caracas per il traffico internazionale di stupefacenti. Il rapporto tra Di Muro e l’uomo del Sismi durerà circa un anno. Gisto il tempo dell’estorsione milionaria. Vicenda inziata dai due zanza per conto di Onorato. Peccato però che don Pepè non ne sappia nulla. Sarà Di Muro a farglielo sapere. Messi alle strette i due zanza si rivolgono agli uomini di Cosa nostra, prima Ugo Martello e poi Luigi Bonanno. L’idea di questi siciliani è quella di fregare Onorato e di tenersi i soldi. Gli ingredienti per una guerra di mafia ci sono tutte. Le pistole non spareranno solo grazie all’intervento di Guglielmo Fidanzati, figlio di Gaetano, il superlatitante arrestato in via Marghera il 5 dicembre 2009. Questa la decsione: i calabresi sono arrivati per primi e quindi Bonanno e compagni devono restituire il denaro. Di tutte queste trame mafiose l’uomo dei Servizi viene costantemente informato da Di Muro. Da qui una serie di informative sui cui inizialmente viene apposto il sigillo del segreto di stato, poi tolto successivamente.

Si stratta di una decine di pagine in cui i Servizi segreti tirano le fila dei rapporti tra 'ndrangheta e Cosa nostra a Milano, puntando l’attenzione su Luigi Bonanno e i suoi rapporti con i cartelli della droga tra Olanda e Sudamerica. Nel frattempo i calabresi dell’Ebony vanno all’incontro con i siciliani per farsi ridare 171.000 euro. Incontro cui assiste anche lo 007 del Sismi. Racconta Di Muro: “Siamo andati io, Onorato e Capone in via val Camonica di fronte alla sede della Metalcavi dei D’Ascanio che è anche a fianco del cantiere di Bonanno (titolare della Anja, che all’epoca lavora in subappalto per la società di Sergio Domenico Coraglia,ndr)”. In quel momento Bonanno arriva circondato da 15 “suoi scherani”. Il sicliano fa cenno di avvicinarsi al solo Di Muro, lasciando in disparte Onorato. Il salernitano lo segue dentro al cantiere su a un piano del palazzo ancora in costruzione. Qui Bonanno gli tira in faccia i soldi, poi dice: “Adesso non ti fare più vedere, qui non dovete più mettere piede né tu né i calabresi se no finite con un cazzo in culo e sotto terra”. Annotato questo episodio, l’uomo del Sismi, che poi verrà sentito come teste della difesa, si defila gradualmente fino a che verso il dicembre del 2006 non risponde più alle ripetute telefonate di Giovanni Di Muro, la cui storia finisce tre anni più tardi sul marciapiede davanti allo stadio di San Siro. (dm)