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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Tanino il fantasma del Corvetto. A Milano il superlatitante Gaetano Fidanzati

Due blitz a vuoto dei carabinieri di Palermo tra via Romilli e piazza Gabrio Rosa. Il boss di Cosa nostra è nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi. Il pentito Manno: "Fidanzati è a Milano, me lo disse suo figlio"

Chi è?


Gaetano Fidanzati, detto Tanino, è nato a Palermo il 6 settembre 1935. E' considerato il boss dell'Acquasanta. E’ padre di tre
figli Guglielmo, Giuseppe e Loredana. L’ultima residenza conosciuta è in via sanVincenzo de Paoli, 15 a Palermo, ma il boss storicamente ha sempre gravitato su Milano

Ha 4 fratelli Carlo, Giuseppe, Antonino e Stefano. Dal 2008 Gaetano Fidanzati è inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi

Il 6 luglio 2009 il boss latitante è stato rinviato a giudizio insieme ai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo nel processo Addio Pizzo IV. Secondo le dichiarazioni del pentito Fabio Manno, Fidanzati si nasconderebbe a Milano
29 novembre 2009 -
La città dell'Expo ha un fantasma. Un fantasma chiuso in un castello grande quanto tutto un quartiere. Il fantasma del Corvetto, un fantasma seguito come un'ombra dai carabinieri di Palermo che qui, nel quartiere popolare a maggioranza magrebina, negli ultimi tempi hanno rovistato appartamenti, capannoni, persino le cantine. Tutto per stanare Gaetano Tanino Fidanzati, 74 anni, ultimo erede della vecchia generazione di Cosa nostra. Una generazione con nomi da terrore: Bagarella, Liggio, Porvenzano, Riina, i fratelli Bono, don Masino Buscetta. Tutti amici, soci e “compari”, spesso ospitati a Milano proprio grazie a don Tanino e all’altro referente di Cosa Nostra, Ugo Martello. Oggi Fidanzati, capomandamento dell’Acquasanta a Palermo, è inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi. E’ ricercato per associazione mafiosa, per traffico internazionale di droga e soprattutto per omicidio. Per aver fatto ammazzare in Sicilia Giovanni Bucaro, ex fidanzato della figlia Loredana con il vizio di alzare le mani, e per questo punito dal boss. Ma il nome di Fidanzati è anche tra i rinviati a giudizio nel processo Addio pizzo, contro la nuova generazione di Cosa nostra, quella di Salvo e Sandro Lo Piccolo. La sua è la storia di un’esistenza vissuta sempre sull’asse Milano-Palermo. Ed è una storia di mafia. Tanto che Fidanzati viene accusato di essere l’autore del primo (fallito) attentato a Giovanni Falcone, che lo interrogò a lungo prima di essere ucciso nell’attentato di Capaci. 

Che sia a Milano lo ha confermato agli uomini dell’Antimafia il pentito Fabio Manno, detto sette di denari, capo della famiglia di Borgo Vecchio. Arrestato assieme ad altre 90 persone, Manno decide di pentirsi. Ai magistrati rivela di un suo viaggio a Milano, dove incontra Enrico Di Grusa, il genero di Vittorio Mangano, l'ex fattore di Silvio Berlusconi, e Guglielmo Fidanzati, il figlio di don Tanino. Ecco cosa racconta Manno ai magistrati di Palermo: «Alberto ed Enrico Di Grusa mi hanno portato nel loro ufficio di piazzale Corvetto, però quando siamo entrati mi hanno detto: ssst, non parlare, cimici. Siamo andati a mangiare e, parlando gli ho detto, "ma Guglielmo come sta, sta bene?" Il figlio di Gaetano Fidanzati, dice "sì, tutto bene". Ed io, "ma l'hai sentito il fatto di suo padre, ma dov'è? Sapete qualcosa?" Dice: "è a Milano"». A questo punto Di Grusa chiede a Manno: «Che fai, lo vuoi salutare? Gli ho detto, salutatemelo se lo vedete. Quindi questo significa che sono proprio loro che garantiscono la latitanza di Fidanzati». Partono le indagini e il convincimento, nell'allora pm di Palermo Maurizio De Lucia, oggi alla Direzione nazionale antimafia di Roma, che don Tanino sia a Milano: "A Milano ha molti appoggi, è tranquillo, può confondersi. Milano non è Palermo, le emergenze sono altre...”. E dove, se non al Corvetto, quartiere storico della presenza mafiosa. Fidanzati inizia qui la sua carriera criminale, qui apre anche un negozio di tessuti in via Romilli che poi abbandona per darsi al narcotraffico a tempo pieno. Ma in via Romilli, secondo le forze dell’ordine avrebbe avuto a disposizione un appartamento fino a pochi mesi fa. 

Dopo gli arresti di Riina, Provenzano e di Salvo e Sandro Lo Piccolo, Fidanzati è diventato un quotato referente di quasi tutte le famiglie di Palermo. E' lui a dispensare consigli e a dirimere le questioni tra le nuove famiglie di Cosa nostra, come testimoniato dal ruolo di "arbitro" che esercita durante le intercettazioni dell'inchiesta Perseo della Dda di Palermo che lo vede implicato. In un'altra inchiesta, la Eos, che ha portato dietro le sbarre il fratello Stefano, legato ai clan di San Giuseppe Jato, c'è un'intercettazione che rivela un suo dialogo con Antonio Caruso, soldato dell'Arenella. Fidanzati ricorda i suoi trascorsi con i potentissimi fratelli Bono, Pippo e Alfredo. «Quando c'è l'onestà in una famiglia, quando c'è il rispetto, paga! Un conto vuol dire il rappresentante, un conto il sottocapo, un conto il capo decina, un conto il consigliere, quando si è tutti d'accordo qualsiasi cosa succede siamo tutti uniti». La sua ultima immagine (qui sopra) l’hanno scattata proprio i carabinieri di Palermo, il 29 maggio del 2008, durante le indagini dell’operazione Eos. Gli occhiali a goccia, i capelli grigi e radi, una polo a righe da pensionato in villeggiatura. Immagine diversa, molto diversa dalla foto che campeggia sul sito del Viminale: camicia aperta, occhi fissi, ghigno che mette paura. I due volti di don Tanino. L’ultimo padrino, fantasma nella Milano dell’Expo. (cg,dm)