I beni confiscati Sono oltre 800 i beni confiscati alla criminalità organizzata in Lombardia La Lombardia è la quinta regione d'Italia per numero di beni confiscati La prima regione del Nord e del Centro Italia Si tratta prevalentemente di appartamenti, esercizio commerciali e quote societarie Milano detiene anche il primato per i sequestri di cocaina ed eroina Secondo le forze dell'ordine solo un decimo della droga presente sul mercato viene intercettata e sequestrata | Milano, 20 marzo 2010 – 150 mila “no” alle mafie e altrettanti “sì” ai diritti, su cui costruire una società più giusta e solidale. Tante sono le persone che sabato 20 marzo hanno sfilato a Milano per la XV Giornata della memoria e dell’impegno in memoria delle vittime delle mafie, appuntamento organizzato ogni anno da Libera in una diversa città italiana nel primo giorno di primavera. Le facce di tantissimi ragazzi e ragazze delle scuole, venuti da tutta la penisola, hanno illuminato le vie di Milano, in un percorso – da porta Venezia a piazza del Duomo – che ricalcava quello tradizionale del 25 aprile. I familiari delle vittime di mafia aprivano il corteo, esponendo le fotografie dei cari tragicamente perduti. Toccante la lettura dei nomi delle vittime, una lunghissima sequenza di persone, sconosciute ai più, ognuna delle quali però cela una storia di dignità e fermezza. Una fermezza che dà fastidio a chi – da vero “sub-culturato”, come li chiama l’attore Giulio Cavalli – non ha altre armi che quelle della violenza. Storie come quella di Marcello Torre, ucciso l’11 dicembre 1980, 18 giorni dopo il terremoto in Irpinia, quando era sindaco di Pagani (Salerno). Ce la racconta Marcella, 26 anni, che suo nonno l’ha conosciuto solo indirettamente, attraverso i racconti dei genitori: “L’hanno eliminato perchè contrastava la camorra, che voleva agguantare gli appalti per la ricostruzione”. E come non pensare agli stessi rischi d’infiltrazione a L’Aquila, 30 anni dopo? . Pieno di impegno civile il discorso conclusivo di don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera. Combattere le mafie vuol dire agire per una società più giusta, solidale e responsabile in tutti i suoi ambiti. E quindi difendere i beni comuni – l’acqua in primis. Vuol dire che “Non deve essere normale la corruzione, deve essere normale il rispetto delle leggi”. E significa unirsi nella memoria di tutte le vittime di violenza, dal terrorismo agli ammalati per l’amianto, ai desaparecidos del regime militare argentino. È quanto dice anche Graciela Loiz, familiare di una vittima della dittatura, venuta da Buenos Aires. In piazza c’erano rappresentanti di 30 paesi europei e 5 sudamericani. Perché, come le mafie si globalizzano, così cerca di fare Libera con l’antimafia. Come sempre, don Ciotti sottolinea: “La denuncia, anche dura, è doverosa, ma dobbiamo sforzarci di guardare e cercare gli esempi positivi”. Come ad esempio TeleJato, l’emittente televisiva della provincia di Palermo guidata da Pino Maniaci, che sbeffeggiando i boss locali è diventata negli anni un simbolo del movimento antimafia e un obiettivo degli attentati criminali. Con la sua telecamera, era presente al corteo: “Un’informazione fatta bene – racconta – riesce a diventare un punto di riferimento dei cittadini per dire no alle mafie, perché nel nostro comprensorio, è da anni che battagliamo, ma l’80% delle persone non paga più il pizzo. Nonostante le intimidazioni, le macchine bruciate, le aggressioni fisiche, le 297 querele. Perché poi questi pezzi di merda cercano di fermarti, ma questo non ci ha fatto demordere”. Il capoluogo lombardo è stato scelto per accendere i riflettori sulla questione delle mafie al Nord e in particolare in Lombardia, per scuotere la capitale economica del paese e i suoi cittadini, ancora troppo poco consapevoli del livello di penetrazione delle cosche nel proprio tessuto sociale ed economico. Nonostante le evidenze investigative e le condanne, che da decenni ormai testimoniano la presenza delle mafie, Milano – i suoi ceti politici, finanziari, industriali – fatica a togliersi di dosso una sorta di torpore, tra perbenismo e disinteresse. Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico (la rete che unisce gli enti pubblici impegnati nell’antimafia), ha ricordato che la Lombardia ha il primato nazionale per quantità di cocaina sequestrata e operazioni finanziarie sospette, e viene al quarto posto per beni confiscati alla criminalità organizzata. Quella che un tempo era considerata la “capitale morale”, riuscirà finalmente a disintossicarsi dalle enormi quantità di soldi sporchi che, come veleno, le mafie iniettano nel suo sistema circolatorio? (mdf) |
