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Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



Da Agrigento a Milano, passando per il Canada. Storia di Beniamino Zappia, riciclatore e amante dell'arte. In un biglietto il suo legame con il clan Rizzuto.

Il nome di Zappia è emerso nell'inchiesta Mineo che ieri ha azzerato i vertici della mafia di Agrigento.  Zappia, detto Tito, era  il  rappresentante milanese dei potenti clan canadesi. Su tutti quello dei fratelli Rizzuto

L'operazione

L'inchiesta condotta ieri dalla Dda di Plaermo ha portato all'arresto di otto persone e al sequestro di beni per 5 milioni di euro.

Per tutti l'accusa è di associazione mafiosa. Quattro dei soggetti arrestati sono di Cattloca Eraclea, paese di origine del padrino italo-canadese Nicola Rizzuto

All’origine della retata ci sarebbero due importanti
inchieste giudiziarie coordinate dalla Dia nazionale:
l’operazione "Orso bruno2, nella quale viene arrestato lo stesso Beniamino Zappia e "Brooklin" entrambe
effettuate ai danni di boss e gregari della mafia
italoamericana.




Milano, 28 novembre 2009 -
Quanto ci passa tra Cattolica Eraclea e piazza Diaz a Milano? Tantissimo. Eppure oggi sappiamo che qualcosa, per anni, ha unito questi due luoghi: era, è, Cosa nostra. Ma quando gli uomini della squadra mobile ieri hanno circondato il piccolo paese dell’Agrigentino nessuno poteva immaginare che l’eco di elicotteri e blindati si sarebbe riverberata fino nel cuore del capoluogo lombardo. Da piazza Diaz a un parrucchiere di via Fornari, fino in via Palmi al confine con il quartiere Baggio dove ha la sua residenza Beniamino Gioiello Zappia, alias Tito, un tarantino di 71 anni, legato ai  fratelli Sanfilippo di Agrigento, riciclatore e appassionato di arte contemporanea.

Arrestato nel 2007, durante l’operazione Orso bruno, Zappia è considerato il collegamento milanese tra le cosche agrigentine e quelle italo-canadesi legate al clan dei fratelli Rizzuto di Montreal. In quell’occasione, emerse il tentativo degli stessi Rizzuto di inserirsi, proprio atraverso Zappia, negli appalti per la costruzione dle ponte sullo strettio di Messina. Il giugno scorso, la Dia di Roma gli ha sequestrato decine di dipinti contemporanea. Tra questi diverse tele di Gottuso, De Chirico, Dalì, ma anche Sironi, Morandi, Campigli, De Pisis, Boldini e Guidi. Nel decreto di sequestro compare la società Made in Italy con sede in piazza Colonna, pieno centro della Capitale.

Milano, dunque. Un rapporto, quello tra Zappia e il capoluogo lombardo, che dura da molti anni. Il suo nome compare in un-inchiesta di mafia del 1984 al fianco di padrini rispettati come Ugo Martello, i fratelli Giuseppe e Alfredo Bono, Vittorio Mangano. E proprio con Ugo Martello, alias Tanino, fino al 2007  Zappia era solito incontrarsi fuori da un barbiere di via Fornari in zona Gambara. Nel 1991 il numero di telefono di una sua società compare in diverse interecettazioni della Dea americana che all’epoca indaga su un colossale traffico di droga giostrato da uomini della famiglia mafiosa Cuntrera-Carruana. Dello stesso anno è la nota su Zappia redatta direttamente dallo Sco di Roma e inviata ai colleghi americani. In queste carte compaiono due società legate a Tito, una semplicemente nominativa, l’altra con la sigla Bz Import Export con sede in via Padulli 2 in zona Forze Armate. A questo indirizzo, nello stsso periodo, compare la società Stil Mobil, non iscritta alla Camera di commercio e comunque riconducibile a Zappia. Nel 1987, un biglietto da visita recante la scritta “Zappia Beniamino Still-Mobil Export, via Padulli 2 Milano”, viene ritrovato nell’ufficio canadese del rispettato padrino di Montreal Nicola Rizzuto, detto Nick (nella foto), già compare dei fratelli Bono e inserito, a dire degli investigatori, nel narcocartello Cuntrera-Carruana.

Il particolare del biglietto da visita risulta decisivo per i magistrati che nell’inchiesta Orso Bruno inseriscono Tito nell’organigramma mafioso dei Rizzuto con il ruolo di riciclatore. A Zappia, infatti, si imputa un ruolo di primo piano nella ripulitura di 20 milioni di dollari canadesi. Protagonista di questo enorme lavaggio è Dema Messina, mafioso proprio di Cattolica Eraclea, legato a Nick Rizzuto. Dalle indagini finanziarie risulta che parte di questo denaro sarebbe stato negoziato attraverso assegni bancari emessi da un tale dottor Crivelli. Assegni, poi, monetizzati dallo stesos Zappia che aveva la procura di Crivelli. Nella storia criminale di Tito, la Svizzera torna spesso. Non a caso è risultato intestatrio di diversi conti correnti aperti in istituti di credito elvetici sui quali sono state provate transazioni milionarie provenienti dal Canada. Dopodiché, sempre Zappia è risultato intestatario di un conto sul quale aveva la procura un milanese. Conto che sarebbe stato utilizzato da Messina per riciclare i 20 milioni di dollari.

Dalla Svizzera alle guglie del Duomo, il passo appare brevissimo. E’ proprio qui, infatti, che a partire dal maggio 2004, Zappia incontra alcune persone. Gente di rispetto come i siciliani Ugo Martello e Federico D’Agata. Pezzi da Novanta della colonia di Cosa nostra sotto la Madonnina, il primo con il ruolo di colletto bianco, il secondo come suo braccio destra ed ex titolare di un notissimo ristorante in corso Garibaldi, pieno centro città. Ecco allora alcune passaggi di una nota riservata della Squadra mobile che Milanomafia.com ha potuto leggere: “D’Agata a piedi si recava in piazza Diaz. Qui percorreva nervosamente il perimetro della piazza, guardando anche all’interno dei vari bar. Alle 9 si incontrava con Zappia Beniamino e con questi iniziava a parlare. D’Agata e Zappia, peraltro, continuavano a guardare l’orologio e apparivano ancora in attesa di qualcuno. Attorno alle 9,10 ai due si avvicinava Ugo Martello. Poco dopo i tre si allontavano verso la Galleria Vittorio Emanuele. A un  certo punto D’Agata si separava dai due. Martello e Zappia, invece, hanno continuato a parlare camminando verso piazza Duomoe poi lungo corso Vittorio Emanuele”. (dm)