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Diritto di replica

Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende giudiziarie sono da considerare innocenti fino al giudizio definitivo. La redazione di MilanoMafia.com è a disposizione degli interessati per interventi, repliche e chiarimenti



L'OPINIONE

GENNAIO 2010

Nelle puntate precedenti abbiamo cercato di spiegare il "perché" di questo sito e i fini del lavoro di ricerca e approfondimento sul tema della criminalità organizzata a Milano. Adesso, a quattro mesi di distanza, vogliamo chiarire alcuni punti rimasti ancora oscuri. Siamo uno spazio che fa informazione giornalistica (al di fuori degli schemi dell'informazione giornalistica) e fa approfondimento su temi che altrimenti non troverebbero spazio nell'universo dei media nazionali. Non siamo un giornale on line, visto che la testata non è registrata in Tribunale. Siamo uno spazio, pubblico, gratuito, senza copyright, gestito (ci auguriamo) da persone che mettono la loro professionalità a garanzia di un lavoro serio e documentato. Il nostro fine, insomma, è capire, raccontare, informarci. Per questo abbiamo scelto di dare voce ai fatti, ma anche ai protagonisti, al silenzio drammatico delle vittime, e perfino ai colpevoli. Sì, ai colpevoli  - e molti magari storceranno il naso -, perché il nostro è uno spazio di conoscenza, che non può precludere dalla conoscenza umana di quelle persone che spesso per la prima volta avete potuto osservare in fotografia proprio sul nostro portale. Nomi evocati nelle cronache degli ultimi trent'anni, uomini che prima di finire in carcere, magari all'ergastolo, hanno avuto un'esistenza, una famiglia, un passato che deve essere raccontato per comprendere (senza pietismi, sia chiaro) le ragioni del male. Una scelta controcorrente alla quale, è indispensabile associare il racconto e le drammatiche testimonianze delle vittime della mafia. MilanoMafia.com non è un Tribunale, i suoi autori credono nell'attività della giustizia e hanno sempre messo a disposizione di tutti i suoi atti pubblici e ufficiali. Ma il nostro intento è anche quello di approfondire le dinamiche umane, quelle che non trovano posto nei racconti asettici delle sentenze o delle ordinanze di custodia cautelare. Capire chi sono gli uomini della mafia a Milano, come sia stato possibile macchiarsi di accuse tanto pesanti, raccontare anche la convivenza dei loro familiari con una realtà pesantissima. Il tutto senza esprimere giudizi morali né giuridici che non ci competono. Ma in nome della conoscenza di uomini, che come tali vanno considerati. Per aiutare a comprendere la loro deriva, il loro vivere e aiutarci - magari - a comprendere e recidere le radici del fiore della mafia. (cg)
DICEMBRE 2009

In quest'ultimo mese sono accadute molte cose. La prima, e sicuramente quella che ha avuto maggiore clamore, è stata la cattura di Tanino Fidanzati. Una cattura arrivata in maniera "fortunata" ma non fortuita, visto che era chiaro (e MilanoMafia ve lo aveva raccontato in tempi non sospetti) che il padrino dell'Acquasanta fosse nascosto nella tranquilla Milano. Quasi identico clamore ha avuto un'altra cattura, quella del professore Ugo Martello. Un arresto commentato con enfasi anche dal ministro dell'Interno Roberto Maroni ("L'ennesimo duro colpo alla mafia"). E' vero, la cattura di Martello è - se non altro sul fronte milanese - una mossa fondamentale per indebolire i clan. Ma la realtà è diversa, profondamente diversa. Perché quella di Ugo Martello è una cattura in esecuzione di pena, non certo l'arresto di un pericoloso latitante. Martello fino a pochi giorni fa viveva da uomo libero, come ha fatto del resto per moltissimi anni a Milano. Se oggi il professore è in carcere lo si deve soprattutto alla tenacia di un magistrato (il pm Celestina Gravina) e alle indagini silenziose e spesso dimenticate della Direzione investigativa antimafia e della squadra Mobile risalenti ormai a più di due anni fa. Indagini difficili, senza encomi né medaglie. Indagini di mafia, che purtroppo ancora oggi a Milano vanno fatte nel silenzio assoluto. Per non turbare il manovratore. E neppure giornali e televisioni. Meglio concentrasi sul clandestino fermato 54 volte. (Per la cronaca: se qualcuno contasse le identificazioni subite dai personaggi che compaiono su questo sito, probabilmente si arriverebbe a quattro volte tanto.Ma questa è un'altra storia...)(cg)


NOVEMBRE 2009

Ora parliamo di noi, di come è nato in questi mesi il progetto MilanoMafia.com. Il sito, come si legge qui a fianco,  è gestito da giornalisti professionisti che operano in diverse testate nazionali. Ma MilanoMafia non vuole essere un sito di informazione in contrapposizione con altri media e quotidiani. Anzi, il sito nasce da un'esigenza opposta. Il tentativo è quello di utilizzare questo spazio rigorosamente gratuito e pubblico, per tenere i fili di un fenomeno in costante evoluzione. Per questo, nei limiti del possibile, MilanoMafia cercherà di seguire passo passo anche le fasi successive ai blitz e le evoluzioni processuali, il tutto compatibilmente con la nostra attività lavorativa che resta il principale e necessario impegno quotidiano. Tutto cìò con un solo intento: raccontare fatti e documentarli. Proprio la sezione documenti vuole essere il cuore di questo spazio, per dare a chi legge la possibilità di documentarsi e approfondire i fatti. Purtroppo l'ordinamento giudiziario italiano non aiuta la pubblicità degli atti, nel nome di un'ambiguità che nuoce alla libertà di informazione. Nel limite del possibile (e del consentito) MilanoMafia cercherà di mettere a disposizione quanti più materiali e strumenti di approfondimento possibili. Il sito MilanoMafia.com non è una testata giornalistica e anzi vuole essere uno strumento a disposizione di tutti, media compresi, nel nome dell'informazione e delle conoscenza dei fenomeni mafiosi al nord. (cg)

OTTOBRE 2009
 
Dov'è la mafia? Fatemela vedere e allora ne parliamo... Queste parole, più o meno sempre le stesse, le si sentono ripetere di anno in anno. Le disse, giusto per intendersi, il sindaco leghista Marco Formentini. Prima di lui il sindaco-cognato Paolo Pillitteri e dopo di loro Letizia Moratti. Parole simili, più o meno le stesse, le hanno prounicnate sindaci e politici di Palermo, Reggio Calabria, Catania. Mettere in dubbio, anche solo per un istante, la presenza dei clan (specie se dopo grandi inchieste giudiziarie) equivale a dubitare della stessa attività delle forze dell'ordine e della magistratura? E cosa c'è dietro il ritardo (sempre colpevole) nell'assegnazione dei beni confiscati? Ci sono state conferenze stampa e incontri in pompa magna per festeggiare l'assegnazione di un appartamento dimenticando che invece restano centinaia quelli ancora dimenticati tra faldoni e carte bollate. Dov'è la mafia a Milano? Magari a Palazzo Marino dove due funzionari sono stati condannati nell'indagine sul racket del caro estinto?  (cg)



SETTEMBRE 2009
 
Nessun dorma. Le inchieste sull'Expo 2015 sono già partite. I cantieri veri, quelli no, ma è questione di settimane. Nel frattempo cosa succede? Succede che le cosche continuano a costruire, a lavorare nei cantieri pubblici e privati. La Direzione investigativa antimafia negli scorsi mesi ha ritirato la certificazione antimafia a diverse - notissime - imprse (Lpr Strade, Lucchini e Artoni, Edilbianchi). Secondo la Dia le aziede avevano "intrattenuto rapporti d'affari (subappalti) con imprese legate a doppio filo con clan mafiosi". Si parla di movimento terra, cemento, scavi. Ora la Prefettura ha riconsegnato i certificati: recisi i legami con le aziende mafiose. Tutto questo è avvenuto più o meno nel silenzio. Mentre i camion di terra correvano in Tangenziale e nei cantieri della Linea 5 della metropolitana. Appalti in project financing, pochi controlli e nessun potere delle istituzioni. Lo stesso sistema con il quale saranno costruite le nuove opere dell'Expo. Per scoprire i giochi dei Paparo sulla Tav ci sono voluti quasi 5 anni. Nel frattempo i cantieri sono terminati. Dovremo aspettare il 2020?                       (cg)